UMBERTO NOTARI.
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SIGNORA "900".
SAGGIO DI ECONOMIA PUBBLICA.
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1929. Societa anonima Notari, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo fornito dal Progetto Manuzio, Associazione Culturale "Liber Liber".
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Presentazione.
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In Signora 900 gli strali del Notari si indirizzano verso le donne appartenenti agli strati aristocratici e alla nuova borghesia ricca della popolazione. Nel primo capitolo, Tema, questo obiettivo viene enunciato e poi, in forma simpaticamente romanzesca, sviluppato nel corso del testo. Il ricchissimo onorevole marchese Olinto Baglia e la giovane moglie Lorenza non hanno figli, per scelta addirittura prematrimoniale della stessa Lorenza. La tesi demografica  sostenuta con successo dallamico notaio Tarozzi e dallanziana duchessa dArcore. Largomento diventa la continuit delle grandi famiglie aristocratiche e la salvaguardia dei patrimoni. Ma la procreazione passa attraverso ladulterio di Olinto con unamica americana di Lorenza e la reazione decisa e perentoria di Lorenza stessa. E apprendiamo quindi nellultimo capitoletto della nascita di una bimba. Il liobro venne pubblicato nella Collezione Idee costumi passioni del ventesimo secolo.
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L'AUTORE.
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Dotato sin dagli anni giovanili di una vivace capacit letteraria, si trasferisce a Milano dove pubblica alcuni articoli che denunciano episodi di corruzione e di malgoverno che attirano l'attenzione di Filippo Tommaso Marinetti, che lo invita a collaborare alla sua rivista Poesia. Il Notari condivider col Marinetti fin dai primi tempi la militanza nel Movimento Futurista, e lo stesso Marinetti firmer la sua biografia, uscita nel 1936 con il titolo Notari, scrittore nuovo.
Nel 1905 pubblica il romanzo Quelle Signore, che suscit scalpore e scandalo in quanto trattava apertamente dello scabroso argomento della prostituzione, e per questo venne accusato di offesa al pudore e processato (in primo grado a Parma ed in appello a Milano). I processi terminarono entrambi con sentenza assolutoria per l'autore.
Il 21 gennaio 1911 fu iniziato in massoneria nella loggia Rienzi di Roma, il 15 maggio 1915 divenne maestro massone.
L'adesione al Fascismo fu la naturale conseguenza ed evoluzione del pensiero politico di Notari.
Nel 1939 fu tra i firmatari del "Manifesto della razza", preludio all'emanazione delle leggi razziali, e nello stesso anno scrive un saggio intitolato Panegirico della razza italiana.
Sopravvissuto alla Seconda guerra mondiale, fu sottoposto a procedimento di epurazione e si spense nel 1950 nella sua abitazione di Perledo.
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TEMA.
Le giovani signore delle classi alte non desiderano di avere figlioli.
Darne alla luce uno solo costituisce una notevole concessione; metterne al mondo due significa toccare il limite estremo della loro volont di procreazione.
Il "sistema dei due bambini" alla fine del secolo diciannovesimo si  molto diffuso nella buona societ.
Le giovani signore del Ventesimo secolo trovano che il sistema  oneroso e preferiscono, come si diceva, ridurre il gettito alla met, possibilmente a zero.
Complesse, sottili ragioni le inducono alla sterilit.
Le giovani signore delle alte classi "novecentiste" sono le mogli di grandi industriali, di cospicui proprietari terrieri, di ricchi reddituari, d'eminenti professionisti, di uomini d'affari, di finanza, di banca.
Le cause economiche che determinano il fenomeno di depressione demografica, profilato genericamente ne La Fatica nuziale e studiato sotto due aspetti essenziali ne La Donna "tipo tre" e nella Vita dei Rosicanti, non gicano affatto nella povert genetica della Signora "900".
La larghezza dei mezzi posseduti le consentirebbe anzi una maternit orgogliosa; ch nulla pu colmare di gioia e di amor proprio l'anima di una donna quanto la creazione di una prole onusta di bellezza, di sanit, di intelligenza.
In cotesta prerogativa diventata attitudine, da attitudine, costume e da costume, tradizione nelle donne delle alte classi anglosassoni, risiede gran parte del prestigio e del potere dell'Inghilterra.
Le grandi famiglie si mantengono efficienti di generazione in generazione e conservano intatti privilegi, ricchezze, influenze, potest antiche, spesso accresciute nelle esperienze ereditarie e affinate nell'orgoglio di nuove imprese, degne del nome e della vetust del casato.
Coloro che parlano della potenza di Roma, non possono svellerla dalla potenza delle sue famiglie consolare.
Chi erano la gente Giulia, la gente Appia, la gente Flaminia, la gente Quinzia, se non grandi famiglie romane, possenti sopratutto nel numero dei propri componenti e nei fianchi delle loro donne?
"Una sola di queste famiglie, la famiglia Fabia, narra Tito Livio nel II Libro delle sue Deche pot prendere sopra di s l'onere di tutto lo Stato: la guerra contro Veio.
"Se Roma continua Livio avesse annoverato ancora due famiglie cos potenti, da chiedere che si affidassero loro i Volsci all'una, gli Equi all'altra, il popolo Romano, senza combattere, avrebbe potuto sottomettere a s tutti popoli vicini.
"Nel luogo designato comparve il Console Cesone Fabio vestito del paludamento militare, e vide sotto il vestibolo la sua famiglia intera in ordine di battaglia. Si mise in mezzo e dette il segnale della partenza. Giammai un esercito meno numeroso n pi ammirato n pi illustre aveva attraversata la citt. Trecentosei soldati, tutti patrizi, tutti dello stesso sangue, di cui il Senato non avrebbe rifiutato alcuno per capo, si avanzavano ripetendo che Veio soccomberebbe sotto l'impeto di una sola famiglia. Li seguiva una folla di parenti e di amici, il cui pensiero nulla aveva di mediocre: speranze, propositi, tutto era grande come era il loro coraggio. Teneva loro dietro, sospinta dall'ansia, una folla di popolo in cui l'ammirazione confinava con lo stupore...".
Tutta la forza delle grandi dinastie, la longevit dei grandi regimi e la potenza dei grandi popoli si alimenta dalla fecondit delle donne appartenenti alle classi superiori.
La ricchezza agricola, industriale, commerciale, finanziaria richiede una "forza dinastica", ossia la rotazione di pi generazioni di una medesima famiglia, per conseguire un alto grado di estensione, di rendimento, di potenza e per mantenervisi.
Le giovane signore sterili o semisterili del Ventesimo secolo, le quali appartengono, come si  detto, in grandissima maggioranza ai clans economici pi elevati e pi doviziosi, sono la causa prima della instabilit della Ricchezza e del suo effimero carattere; il che, a sua volta,  causa della irrequietudine sociale e della fragilit politica, che sono una caratteristica degli Stati del tempo presente.
Non pu un esercito possedere coesione, n resistenza, ove mutino frequentemente i suoi capi.
Le basi della potenza di un popolo non stanno solamente nel numero delle famiglie che lo compongono, ma nella durata di esse.
La durata di una famiglia  la premessa della sua ascesa.
L'ascensione di molte famiglie costituisce l'ascensione del popolo, il quale nei capi di quelle famiglie ha i propri supporti.
Le giovani signore del 900, pur cos belle, affinate, eleganti, intelligenti, forse ignorano cotesti nessi e non sanno i gravissimi mali che derivano dalla loro volontaria infecondit.
Sono esse sole le colpevoli?
O non lo sono, del pari, e forse di pi, i loro legittimi mariti?
 quanto si vedr nel celere corso dello studio che segue.
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UOMO CON 400 MILIONI.
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Roma.
Nel sontuoso, massiccio gabinetto di lavoro del marchese Baglia.
Il quale, avendo da poco finita la colazione massiccia e sontuosa come il suo gabinetto di lavoro, dorme quietamente in una vasta poltrona davanti ai ciocchi di legna rosolanti nel caminetto.
Di nome: Olinto.
Quarantott'anni.
Ricco, ricchissimo.
Da quattrocento dice la gente a cinquecento milioni.
Ricchezza agraria.
Magnifiche tenute sul delta del Po.
Chilometri di campi a frumento, a granoturco, a vigneti, a canapa, a barbabietole.
Circondari e paesi interi ereditati di generazione in generazione, dai tempi della Serenissima, incessantemente arrotondati negli anni, con le parentele, i matrimoni, gli acquisti, le permute, la potenza e la prepotenza del casato, la furbizia e l'avarizia avita.
Case, fattorie, allevamenti, filande, mulini, canapifici, zuccherifici.
Molta modernit, molta tecnica, molta organizzazione, molta alacrit da parte di tutti in tutto.
Contadini, mezzadri, fittavoli, capoccia, direttori, procuratori, amministratori hanno portato all'immenso patrimonio contributi di intelligenza e di lavoro superiori al valore di quanto ognuno ha potuto far proprio.
Nei fondi Baglia vige ancora la formula dei grandi secoli autocratici: arricchire sui ricchi.
In democrazia si arricchisce sui poveri.
Pare che sia pi onesto.
Forse  pi facile.
Olinto Baglia non ha alcuna opinione in proposito.
Per avere opinioni occorre avere tempo.
Olinto non non ne ha.
Non ne ha nemmeno per i suoi affari che lascia alle cure di sua moglie e dei suoi fiduciari.
Egli deve occuparsi degli affari degli altri.
La sua ingente sostanza lo fa gravitare su una interminabile catena d'interessi.
 consigliere d'amministrazione di una imponente schiera di societ anonime.
Grandi banche; grandi compagnie saccarifere, idroelettriche, ferroviarie, agricole, fondiarie hanno preso di mira il suo patrimonio e la sua abula.
Baglia di qua; Baglia di l; a tutto spiano, in tutte le ottave.
Non parliamo dei Comitati, delle Presidenze, degli Enti, degli Istituti, delle Associazioni, delle Federazioni, delle Confederazioni, delle Mostre, delle Esposizioni, ecc.
In certi giorni e in certe sere il marchese Baglia non ha meno di sette od otto sedute, adunanze, riunioni, commissioni, assemblee.
Olinto le avrebbe mandate da un pezzo e sarebbe in ogni istante disposto a mandarle al diavolo.
Ma sua moglie non vuole e i suoi amministratori la pensano diversamente.
Pi cariche ha pare che pensi la marchesa Baglia e meno sta in casa.
Pi si occupa delle cose altrui par che dicano i suoi fiduciari e meno si occupa delle cose sue.
Cos, il marchese Baglia passa met della sua vita in treno e a sedere nei consigli sociali e nei comitati civici di ogni citt d'Italia dove con una esemplare e coscienziosa regolarit egli non dice mai niente e approva sempre tutto.
Quando  a Roma i suoi chauffeurs fanno una vita d'inferno: tanto  il da fare vertiginoso del loro nobile padrone.
Perch Olinto  anche deputato.
Otto legislature.
Non aveva, si pu dire, compiuto il trentesimo anno che fra gli elettori dei vari collegi del basso Polesine interessati ai suoi possedimenti fu una gara per avere a proprio rappresentante l'ultimo discendente di cos grande casato e l'unico erede di cos opulenta sostanza.
Fu l'unica volta nella quale Olinto prov a dire di no.
Tutto inutile.
Fu proclamato ed eletto in tre giurisdizioni.
Alle infinite seccaggini degli scrutinii, si aggiunsero gli imbarazzi dell'opzione.
Il suo amministratore e il suo segretario, alcuni amici, var grandi elettori e sopratutto la madre della futura compagna della sua vita, si misero finalmente d'accordo e optarono per lui.
Baglia non vide nemmeno i conti della triplice elezione, poich dopo poche settimane part per il suo viaggio di nozze girando per sei mesi le varie capitali di Europa secondo il preciso itinerario e le irrefutabili volont della sua giovanissima sposa.
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SUA MOGLIE.
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I due mesi di soggiorno, londinese sono stati decisivi per la formazione del carattere e dei gusti di Olinto.
Di l hanno origine:
Primo: la perfetta scriminatura dei suoi capelli (oggi di un aristocratico bianco-biondo) impeccabilmente scompartiti nel mezzo, dal centro della nuca sino alla radice della fronte.
Secondo: l'accurata depilazione del viso (barba due volte al giorno in qualunque stagione, latitudine e contingenza).
Terzo: la particolare predilezione per l'amido (colletti, polsini, sparati, ghette abbaglianti, rigide, levigate come pareti di uno smaltitoio di lusso).
Quarto: la notevole confidenza col wisky e altri forti distillati.
Degli anglosassoni, le caratteristiche che pi hanno impressionato Olinto sono state:
il bere silenzioso;
il fumare ad occhi chiusi;
l'ascoltare pensando ad altro.
Olinto non ha fatto nessuno sforzo per assorbire tali prerogative.
Con l'aggiunta di un monocolo solidamente cerchiato in tartaruga, incastonato nel viso ben nutrito e con il sussidio di una figura ben portante e ben portata in abiti di ottimo taglio, se Olinto non fosse il Marchese Baglia potrebbe benissimo sembrare un dignitario di Downing Street, il che fa ad Olinto un grande infantile piacere.
Tanto pi che Olinto si chiama effettivamente Baglia, dei Baglia di Arqu, cio dei Baglia qualunque.
Il titolo nobiliare gli  stato conferito recentemente, in occasione del decimo anniversario della Presidenza della Societ antifillosserica italiana la quale, merce i milioni di Baglia e le fatiche dei direttori delle cattedre ambulanti di agricoltura, ha salvato i famosi vigneti dei Colli Euganei.
Naturalmente cos meritorie benemerenze non sarebbero pervenute a tanta distinzione se la signora Lorenza Baglia non avesse accompagnato l'idea tutta sua e le pratiche per attuarla, con la bellezza conturbante della sua persona e l'intelligenza del suo spirito volitivo.
Tutto sommato, volendo essere scrupolosi e obbiettivi, un giudizio sul marchese Baglia pu essere sintetizzato cos:
Dal punto di vista estetico, se lo metti in frak con la sua caramella, i suoi capelli crme bipartiti, il suo rosso-cottage, il suo sparato al caolino, il suo sorriso di amianto e lo porti in un palchetto di teatro, ti pu sembrare un grande personaggio e ti fa soggezione.
Se invece lo trovi fra gli aristocratici di razza del Club Unione ti pare un attore truccato da lord scozzese e ti fa ridere.
Dal punto di vista intellettuale, i grossi banchieri e i grandi industriali che pranzano alla sua tavola ti dicono che Baglia  una "gran testa": e questa  una esagerazione; mentre i letterati e gli artisti che onorano i "five" di sua moglie, ti sostengono che  uno scimunito: e questa  una ingiustizia.
Ci sarebbe da dire qualche altra cosuccia dal punto di vista sentimentale.
Ma non vale la pena.
Quando un uomo possiede varie centinaia di milioni ed  sprofondato nella vita pubblica e negli affari, non trova pi il suo cuore ed i suoi sensi che dopo i sessant'anni.
Baglia, come si  detto, ne ha quarantotto e, pur stretto d'assedio dalle pi belle donne d'Italia, vagamente piccate dalla sua fama plutocratica, dal suo monocolo luccicante e dalla sua instancabile compitezza, non registra nella propria istoria capitolazioni clamorose.
Qualche anno fa si  parlato per un po' di giorni di una graziosa stenodattilografa, sua segretaria, che il Marchese Baglia pare avesse onorato di qualche liberalit.
Ma la piccola imprudente, essendosene vantata con le colleghe del personale di amministrazione, provoc l'immediato intervento della Marchesa.
E tutto fin con una indennit di sei mesi di stipendio in luogo degli automobili e delle perle che la grullerella, forse, aveva sognato o preventivato.
Ma se la pubblica opinione  molto benevola per rapporto alla vita privata del marchese Baglia, non altrettanto pu dirsi per quella della Marchesa la quale, ai rari muti rimproveri della sua coscienza e alle frequenti e loquaci allusioni delle sue amiche, risponde con una certa insolenza non priva di stile: Quando non ci sono figli....
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SCONTRO CONIUGALE.
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Il marchese Baglia continua a dormire tranquillamente sulla sua poltrona con le braccia penzoloni e le gambe allungate sino agli alari del caminetto.
E non si sveglia nemmeno al rumore della porta dischiusa dalla Marchesa che entra e si sofferma un istante a contemplare la positura del marito addormentato.
Una lieve contrazione delle sopracciglia; il quadro non  di suo gradimento. Chiama:
Olinto.
Olinto non risponde.
Gli occhi prsi di Lorenza (mala e disperazione di tutta Roma) cadono sulla guantiera deposta sul tavolino accanto alla poltrona dove giace Olinto.
Una bottiglia di wisky e un bicchiere scagliano, scintillando, una accusa decisiva.
Lorenza va a un campanello e lo preme.
Il battente di una porta si apre subito in rispettoso silenzio.
Portate via.
Il cameriere fa un breve inchino e senza una parola si dirige alla guantiera.
Bottiglia e bicchiere hanno un brivido cristallino.
Olinto ha una sensibilit misteriosa.
Raccoglie le braccia, raduna le gambe, apre gli occhi.
Che c'?
Il cameriere  gi scomparso dietro la porta richiusa.
Al solito.
Olinto volta la testa in direzione di quella voce e vede la moglie:
Ah sei tu....
Gi, sono io.
Olinto  perplesso: forse non  ancora del tutto sveglio; tuttavia il problema della bottiglia scomparsa e della moglie presente si fa largo nella sua mente.
Porta la mano ai capelli per aggiustarli: sono umidi.
Fa caldo.
Col caminetto acceso in primavera!
Tentativi di gettare un ponticello:
Hai ragione. Patrizio si  fatto disattento.
La Marchesa non d quartiere:
Sai che ore sono?
Candido:
No.
Aggressiva:
Le quattro!
In buona fede:
Le quattro?
Aggiustando il tiro:
....e si dorme!
Ricerca di una risposta.
Dall'altra parte, accelerando il fuoco:
....e si beve!
Fazzoletto sulla fronte imperlata; quasi nostalgico:
Oh!... si beve!
Lorenza si accosta al grande scrittoio di mogano.
 seria, fredda, irata, bellissima.
Prende un notes e dopo una rapida occhiata lo getta con sprezzo sulle altre carte:
Cos non si pu andare avanti.
Olinto dalla poltrona volta la testa verso la moglie:
Perch? Che ho fatto?
Ho gi detto che basta, basta, basta. Invece peggiri ogni giorno di pi; non  pi l'occasione;  l'abitudine; pi che abitudine, vizio; orribile, intollerabile vizio; pi ancora di un vizio, una malattia, capisci, una malattia ripugnante; ripugnante e incompatibile con il tuo nome, con il tuo titolo, con la tua posizione pubblica e privata. Un finanziere che beve come un facchino  inconcepibile; un deputato che prende sbornie  inammissibile.
Per....
Olinto, credendo di difendersi, sta per citare autorevoli esempi di personalit.
Lorenza coglie al volo la replica prima della sua enunciazione e la stronca:
Non appartengono alla mia famiglia e io non sar mai la moglie di un alcoolizzato; mai, mai, mai, mai.
I quattro "mai" investono la persona di Olinto come quattro fucilate su un piccione gi abbattuto nel prato di un stand di tiro.
Qualche cosa lita e si accascia sulla sua testa.
 il fazzoletto con cui Olinto continua a tamponarsi i capelli.
Andiamo, Lorenza, non essere ingiusta; tu eccedi: quando mai io prendo sbornie?
Ieri notte.
Olinto ha gi fatto un movimento per alzarsi e andare conciliante incontro alla moglie.
La concisione secca dell'accusa lo fulmina; talch rimane con le mani sui bracciali della poltrona, mezzo seduto e mezzo in piedi, in una posizione difficilissima:
Ieri notte?
S, ieri notte: ed era una sbornia tale che ci sono voluti alcuni vostri amici di buona volont per mettervi in automobile e trasportarvi di peso a letto.
Io?
Voi! credete forse che io non sia stata informata?
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ESPLOSIONE EVITATA.
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Se Olinto non fosse il marito della Marchesa potrebbe essere scambiato per la moglie del famoso patriarca caldo: tale  la immobilit di statua nella quale lo hanno irrigidito le ultime parole di Lorenza.
All'improvviso, un'idea sprizza come un raggio di magnesio dal suo cervello e rompe le tenebre della sua amnesia con bagliori di apoteosi coreografica.
Il suo viso ha una vampata ossidrica e i suoi occhi sfavillano come quelli di una prima ballerina guizzante nei coni luminosi dei proiettori.
Ieri notte? Dici, ieri notte?
La voce  quasi strangolata nei flotti del trionfo prorompente:
Sfido! Ieri notte... Toy... L'ambasciata di Toy!
Olinto scoppia di gioia. Gli  tornata la memoria e sente il valore formidabile della discriminante.
Si alza dalla poltrona e va con brio a sedersi allo scrittoio dove si mette a riordinare le carte, con una specie di febbre, ammucchiando a destra quelle di sinistra e viceversa.
Lorenza  un ghiacciaio:
Sapete che giorno  oggi?
L'accento  a quaranta frigore.
Olinto alza il capo.
Il tono artico di quella domanda cos semplice lo smonta:
Oggi?
La grossa cifra rossa di un grande calendario appeso a una parete viene al soccorso:
L'8 aprile.
Avete consultato il vostro memorandum?
Finalmente Olinto comincia a comprendere; fruga febbrile le carte, ma la ricerca  farraginosa.
Anche il monocolo gli  ostile e sfugge dalla nicchia orbitale per mescolarsi alla tarantella generale delle carte.
La mano affilata di Lorenza, con una leggerezza di prestigiatore, prende dallo scrittoio un libriccino
Ore 14: assemblea generale straordinaria della Terni....
Ah gi....
Lorenza continua implacabile:
Ore 15: Seduta al Consiglio superiore d'agricoltura Ore 16: Commissione delle Casse di Risparmio al Ministero delle Finanze Ore 16,30: Riunione della Deputazione veneta per il canale navigabile Milano-Venezia.
Lorenza s'interrompe per consultare l'orologio:
Sono quasi le cinque pomeridiane.
Olinto  "knok-out".
L'ultima difesa  un cinguetto di passerina in bocca a un gatto.
Questi miei segretari...
Gli arriva il colpo di Maramaldo:
Meglio le segretarie, non  vero?
L'allusione alla sciocchezzuola di cinque anni or sono  alla sua millesima edizione.
Olinto ne sente l'abuso, ma non protesta.
Egli non cerca che una via di scampo al suo supplizio.
Si alza e si dirige all'uscio.
Be', corro subito.
Dove?
Incerto:
Ma.... vedr.
Sicura:
Un momento. Spiegami, ti prego, che cosa c'entra il conte Minarelli con la faccenda di ieri notte.
Il rapido cambiamento di pronome e di tonalit opera su Olinto come una iniezione di strofanto.
Lascia la maniglia.
Lorenza si alza: le mani, lievemente agitate, passano dietro la nuca per un atavico moto.
Non c' niente da aggiustare: la nuca  rasa.
Alcuni passi; sguardo lontano: una mano  sotto il mento con quattro dita; l'indice  arricciato sulla bocca.
Sono segni di precipitazione atmosferica.
Olinto si sente in aperta campagna, senza ombrello.
Entrate.
La signora Marchesa  desiderata al telefono.
Lorenza sparisce.
Si respira.
Per poco.
Lorenza rientra con gli occhi stellanti alla Carducci, il sorriso leonardesco di Gioconda, l'incesso di Caterina de Medici.
Olinto non percepisce nessuno di questi elementi decisivi.
Vede vagamente sua moglie sedersi sul bracciale imbottito di una poltrona e passare una gamba sull'altra con quel movimento istintivo di riposo e di richiamo che la moda delle gonne corte ha reso pi scaltrito, specie per chi, essendo in possesso di gambe e di calze di squisita fattura, ne corregga la rivelazione stirando un po' la sottana per proteggere l'attacco delle ginocchia.
Olinto segue suo malgrado questa serie di operazioni e conviene mentalmente con se stesso che le gambe di Lorenza sono stupende.
I capelli biondo-ambra grigia; le sopracciglia e le ciglia lunghe e scure, la seta dell'abito "terra di Siena" e il pallore rosato disteso dai condili alle caviglie fanno della marchesa Baglia in quel momento un grimaldello di femminilit estremamente penetrante.
L'orgoglio di famiglia d'Olindo  toccato.
Da un taschino invisibile del tailleur Lorenza estrae un minuscolo portasigarette di giada verde.
Ora parliamo.
Dalle narici sfuggono sottili e lambenti arabeschi di fumo che la mano inanellata scosta dal viso.
Olinto si siede con compostezza e con dignit sulla seggiola vicina alla porta.
Istintivamente fa per togliere un sigaro, ma si sovviene che Lorenza non tollera l'aroma grasso dei suoi trabucos e pone l'astuccio in tasca.
Fuma pure il tuo sigaro, se vuoi.
Sta per cascare il mondo.
Lorenza parla:
So che ti interessi molto del conte Minarelli?
Di Toy?
Nonch del posto di consigliere di Ambasciata che egli va sollecitando da mesi?
E che proprio l'altro ieri gli  stato accordato; di qui la riunione di ieri sera.
Lorenza mordente:
Per festeggiarlo?
Peuh! una cenetta di pochi amici. Fra pochi giorni deve partire.
Dove va?
A Rio Janeiro.
 questo il posto assegnatogli?
Si.
Le mani di Lorenza sono nervosissime:
Cos per dare il buon viaggio a questo bellimbusto tu hai offerto un nuovo saggio delle tue prodezze!
Olinto  avvolto in una nube di fumo come una corazzata che vuol salvarsi in alto mare dai tiri della flotta avversaria; non vede la saetta che si stacca dagli occhi di Lorenza per incenerirlo e che va a spegnersi, invece, fra i cortinaggi di una porta e fra le vetuste basette del domestico che vi appare:
Il commendatore Tarozzi chiede del signor Marchese e il signor conte Minarelli della signora Marchesa.
La voce stampata del domestico che ha annunciato le visite, fa discendere in un attimo la pressione.
L'esplosione  per il momento evitata.
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UOMO CON GHETTE TORTORELLA.
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 bello, non c' niente da dire.
Umbro-sabino; magro-bruno.
Tipo d'attore.
Dentatura di carnivoro.
In tenuta di concorso ippico (gentlemen riders) stivaloni fulvi, speroni, frustino, calzoni di nanchino; giacca a un bottone; cappello duro, basso, a tesa piatta, deve essere formidabile.
Forse  pi statuario in tenuta di tennis coi bianchi calzoni lunghi rimboccati alla caviglia, calzino avana; camicia di seta aperta sul petto; collo nudo, braccia scoperte al gomito; cinghia di cuoio alla cintura, scarpe di tela, racchetta sotto l'ascella, braccia conserte; sigaretta. Temibilissimo.
Lorenza lo preferisce in vestaglia lunga, arabescata, alla persiana; babbuccette cremisi ricamate in oro. Le mani sono pi belle. Anche gli occhi saraceni e la bocca da pirata risaltano meglio.
In frak, a notte inoltrata, quarant'anni.
In pigiama, dopo il bagno e la barba, trenta.
Inaspettatamente il conte Minarelli si chiama Giuseppe.
Gli sarebbe stato bene un nome come Raniero o Gian Galeazzo.
Invece le signore lo chiamano Toy.
Non si sa e non c' perch.
Tutti lo chiamano Toy; anche al Ministero degli Affari Esteri dove  impiegato; anche al Circolo; anche la cameriera alla mattina quando gli dice: Signor Toy vuole la posta?; anche il parrucchiere al pomeriggio quando, annodandogli al collo l'accappatoio, gli sussurra nel box riservato: La solita passatina, signor Toy?; anche le ballerine del Teatro Reale, alla sera, quando, indispettite dalle sue famigliarit sul palcoscenico, lo redarguiscono: Sta fermo, Toy.
Scapolo, si capisce.
Nonostante coteste importanti prerogative, il taglio perfetto dell'abito grigio e un paio di immacolate ghette tortorella, il conte Minarelli sta aspettando in una sala da un quarto d'ora e controlla con una certa impazienza l'orologio legato al polso.
Lorenza deve essere telepatica poich in quel medesimo istante il domestico dice:
La signora Marchesa la prega di passare nel suo salottino.
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DIPLOMAZIA.
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Tutto sa di donna bella.
Il profumo, la penombra, il tepore, le tinte, le stoffe, i tappeti, gli arazzi, le dorature.
Si sente lo scettro.
Il conte Minarelli sente appena la voce di Lorenza che seduta in un angolo continua a scrivere innanzi a un piccolo stipo:
La vostra visita  molto inopportuna.
Toy in piedi attende chiarimenti.
 seccante che siate venuto a quest'ora e che vi siate incontrato con mio marito.
Due passi avanti:
No, vi prego Toy, non  ora di sdolcinature. Sedete l e ditemi con la maggiore concisione lo scopo della vostra venuta.
Tre passi di sbieco sino alla punta di un divano basso.
Troppo basso. Seduta incomoda.
Si discorre male seduti cos.
Lorenza.
La voce non  in registro giusto.
Sapete che cosa si va dicendo in tutta Roma?
Mezza pausa.
Toy ne profitta per aggiustare alcuni cuscini sotto un fianco e il suo corrispondente gomito.
Lorenza seguita a scrivere a tutta velocit:
...che merc la protezione del marchese Baglia avete ottenuto un posto di Consigliere d'Ambasciata.
Con duplice sottile delizia Toy allunga una gamba:
Ah s?
Lorenza depone la penna e si volta:
Non ridete?
Io?
Odore di uragano lontano.
Scommetto che ci credete!
Un paio di ghette, in certi momenti, sono una brillante istituzione.
Toy fissa le sue con molta simpatia:
Non vedo proprio perch non dovrei crederci.
Bagliore di lampo:
Toy, ho sempre pensato che foste un uomo di buon gusto.
Io penso invece che oggi siete di pessimo umore.
Alle corte, Toy: qual' lo scopo della vostra visita?
Il conte Minarelli sente che, rimanendo seduti su un divano cos basso, non si pu padroneggiare una situazione che va facendosi difficile.
In piedi:
 la prima volta, Lorenza, che mi chiedete lo scopo di una mia visita; eppure credo di essere venuto a trovarvi quasi tutti i giorni.
Nuovo bagliore:
Oggi dovevate privarvi di questo piacere.
E perch oggi avrei dovuto infliggervi tale punizione?
Toy, noi ci conosciamo da un pezzo; sapete benissimo che indovino sempre le vostre carte. Voi oggi siete venuto per preparare il vostro congedo.
Il divano  occupato da Lorenza che vi si adagia e si assorbe.
Tutto  immobile:
No, Toy; voi non sarete Consigliere d'Ambasciata e non andrete a Rio Janeiro.
Fragore di fulmine.
Toy ha un lieve tremito alle narici.
Voce a condotta forzata:
Chi vi ha informato?
Pacatezza inespugnabile:
Anche burocraticamente la cosa  impossibile.
Questa  carina.
Non  "carina". Il marchese Baglia  gi edotto che ci sono candidati pi anziani di voi e che il posto non pu esservi dato.
Toy arresta di colpo la passeggiata che ha intrapreso fra il divano e una finestra:
Scherzate.
 cos.
Silenzio.
Ripresa della passeggiata.
Meditazione.
C' una seggiola.
Toy la utilizza:
Lorenza, via, siamo seri.
Piccolo fuoco di zaffiri.
Lorenza ha appoggiato il mento sul dorso della sua bella mano ingemmata.
Toy, siete molto ingenuo.
Fili di irritazione:
Permettete....
Vox caelestis:
Permetto tutto quello che volete: vi ho permesso tante cose, eccettuata una: quella di essere imbrogliata.
Corni da caccia.
Dimodoch voi ponete un veto.
Un veto? Vi trattengo alla Capitale per tutte le belle signore che vi adorano. Dovreste sentirvi lusingato.
Il conte Minarelli avverte nel suo interno i preliminari di una nevrosi epatica, ma tien fermo:
Sia pure.
Si alza, sposta la sedia, cerca i guanti, va alla porta.
Lorenza non lo guarda, ma indovina tutti questi preparativi di uscita; la testa  abbandonata fra i cuscini, il braccio seminudo  caduto lungo il divano:
Toy, venite qui. Pi vicino...
Toy raccoglie il braccio e lo copre di baci mnemonici:
Perch sei cos cattiva oggi?
Lorenza ha l'aria di essere esausta.
Perch vuoi partire?
Toy ha ricuperato la consumatezza diplomatica:
Non partir.
Quando ci vediamo?
Quando vuoi. Domani?
Lorenza ha un filo di voce:
No, domani no; c' il concorso ippico; monto My Girl nello steeple "amazzoni". Ci sarai?
Ti pare! Preferisci questa sera?
Questa sera? Lasciami pensare. Non  questa sera il ballo della di Sant'Elia? Non posso mancare, tesoro.
Dopodomani?
Che giorno  dopodomani?
Domenica.
Di domenica? Come le svizzere, le sartine o le dattilografe! Toy, che cosa dici?
Toy  certosino:
Luned.
Luned l'ho promesso al comandante Piccili. Sar tutto il giorno al campo d'aviazione. Piccili m'ha garantito il secondo brevetto di pilota. Lo conosci il comandante Piccili?
No.
Bell'uomo. Ha uno sguardo d'aquila!
Lorenza si alza e si pone dinanzi a una specchiera. Alcune movenze perfide mettono in giusta luce la perfetta scultura delle anche e del seno.
Toy  troppo buon schermidore per raccogliere la provocazione:
Allora?
Allora che cosa?
Quando?
Lorenza corregge con il lapis l'arco delle labbra.
Quando vuoi, amore: ti telefoner.
...
.
...
CONFIDENZE.
...
.
...
Caro Torquato dice il marchese Baglia al commendatore Tarozzi suo notaio e amico dall'infanzia che vuol dire questa visita inattesa?
Ti disturbo?
Mi fa sempre piacere di vederti; soltanto non mi troverai del mio solito umore.
Che  successo?
Niente, niente; un piccolo bisticcio con mia moglie. Sciocchezze. Hai bisogno di me?
Devo parlarti di un affare importante.
Parliamone domani. Oggi ne ho abbastanza.
Si tratta dei tuoi interessi: ho l'acquirente per la tenuta di C del Fonso: offre quattro milioni.
Benissimo.
Accetti?
Parlane a Lorenza.
Il commendatore Tarozzi s'inquieta:
Che c'entra tua moglie? La tenuta  tua: sei tu che devi disporre.
Lo so.
Dunque decidi; il tempo stringe; l'affare  conveniente; quando mi hai incaricato di vendere la tenuta hai parlato di tre milioni e mezzo; ti trovo un compratore a quattro e fai il difficile!
Non faccio il difficile: ti ho detto anzi che sta bene; soltanto mi pare doveroso passarne una parola a mia moglie. Non voglio discussioni e rimproveri.
Allora diglielo; occorre una risposta per domattina.
Diglielo tu; sei il nostro notaio sei pi adatto di me a trattare simili questioni.
Non mi piace mescolare le signore agli affari.
Lorenza s'intende di tutto.
Lo so; ma io non amo l'inversione delle parti.
Che intendi dire?
Intendo dire che l'uomo deve fare l'uomo, e la donna la donna. Io sono amico tuo da trent'anni; sono il tuo notaio, sono al corrente di ogni tuo affare e, sotto certi limiti, sono un po' il custode del tuo patrimonio che oggi ammonta in cifra tonda a trecentottanta milioni. Questa abdicazione di tutte le tue volont nelle mani di una donna, sia pure questa donna tua moglie e sia pure questa moglie una donna di eccezionali prerogative, mi indispone e mi umilia per te.
Torquato, tu esageri.
Io esagero? Io non capisco come un uomo della tua et e della tua qualit possa aver paura della propria moglie.
Paura di mia moglie, io?
Non osi nemmeno vendere una propriet che  tua, senza chiedere il permesso a lei.
Non si tratta di domandarle il permesso; ma di chiederle un parere; anzi nemmeno questo: di dargliene preventiva notizia.
E se la notizia non le piacesse?
Perch non dovrebbe piacerle? Non dici che  un buon affare?
Ottimo.
Dunque sar contentissima.
Ma se desse parere contrario?
Olinto s'impazienta:
Basta con gli affari; ne parleremo domani; non opprimermi anche tu.
Il commendatore Tarozzi  ostinato:
Perderai l'affare.
Non importa.
Di un calcio a quattro milioni.
Il marchese Baglia alza le spalle con indifferente rassegnazione.
Tarozzi si alza.
Dov'?
Olinto  distratto:
Chi?
Tua moglie.
Con qualche ansia:
Perch?
Vado a parlarle.
Non so; sar di l.
Perch avete litigato?
Io, litigato?
Me l'hai detto tu stesso.
Quisquilie.
Avete fatto pace?
Subito: Lorenza non tiene mai il broncio pi di due minuti.
Meglio cos. A proposito, Olinto, devo darti una lieta notizia.
Quale?
Da stamane sono nonno.
Ah! bene.
La mia primogenita, Zelmira, te la ricordi la mia Zelmira, che s'e sposata un anno fa?
La ricordo benissimo: quella alta come te.
Ma no; quella  l'ultima e va ancora al Liceo; Zelmira  l'altra; quella tutta sua madre.
Ah, gi.
Stamattina mi ha regalato un bel marmocchino. Fra otto giorni ci sar il battesimo e io sono venuto anzi a pregarti di fare il padrino.
Volentieri; figurati! Volentierissimo. Parlane a Lorenza.
Tarozzi si ferma sui due piedi:
Anche di questo?
Perch? che male c'?
Torquato rimane qualche istante pensoso:
Di questo non parler. Anzi ritiro la richiesta fatta a te. Involontariamente ho mancato di tatto; scusami Olinto. La cerimonia di un battesimo  proprio la pi inadatta per te.
Non ti capisco.
Non ho pensato che voi due, che tu....
Che io?
Non hai figli.
Dieci secondi di silenzio.
Olinto ne  imbarazzato e accende un sigaro.
Gi.
Altri dieci secondi di silenzio.
Ne  imbarazzato anche il commendatore Tarozzi, che estrae dal taschino l'orologio e lo ripone senza guardarlo.
Mi permetti una domanda, Olinto? Una domanda confidenziale, da vero, vecchio, intimo amico; una domanda che avrei voluto fare molte altre volte e che ho sempre trattenuta sulle labbra per timore di darti un dispiacere? Me la permetti?
Dimmi.
Perch non hai figlioli?
Lorenza non ne vuole.
Che dici?
La verit, mio caro Torquato. Lorenza  stata molto schietta e leale, devo riconoscerlo. Me lo disse prima del matrimonio. Ossia non lo disse lei; me lo fece dire, con tutti i riguardi, da sua madre e me lo fece confermare anche dal suo medico. La sua salute, poverina, non le consente la maternit.
La sua salute? Se  bella come un fiore, e a vederla sembra una donna mirabilmente perfetta!
Gi.
In tutti gli sports  la pi intrepida come intrepida  in tutte le feste da ballo.
Gi.
Povera signora; quanto mi dispiace e quanto mi dispiace anche per te
Gi.
Suppongo che tu avresti molto desiderato avere figlioli.
Olinto sospira con qualche filo di ipocrisia e tace.
Tarozzi sta imperterrito dietro il proprio ragionamento.
Da un lato sono contento di avere provocato questa spiegazione; mi hai levato un peso dallo stomaco per tutte le male lingue che ci sono a questo mondo.
Le male lingue?
Te ne meravigli? Col tuo patrimonio, la tua posizione, la bellezza di tua moglie, ti puoi figurare che cosa non tramino contro di te l'invidia, la cupidigia e la malvagit umana.
Contro di me?
Lasciamo questo discorso: adesso mi pento di averti intrattenuto su cose cos intime.
Olinto  estremamente sensibile in materia di pubblica opinione.
Perch contro di me?
Torquato  esitante.
Lasciamo questo discorso adesso; malvagit, ti ripeto, malvagit.
Olinto  insistente:
Cio?
Insomma, la gente fa risalire a te, alla tua persona, alla tua salute la mancata discendenza.
Il marchese Baglia si alza di scatto:
A me? A me?! Si dice questo? Io?  una bassezza, una stolta bassezza. Non  possibile, non ci credo. A me? Come se io fossi....  da ridere, da ridere.
Olinto, invece,  molto agitato e col fazzoletto si terge la fronte.
La diceria lo ha ferito nel profondo della sua vanit di uomo e di marito.
E tu, tu che mi conosci da ragazzo, che hai fatto con me il ginnasio, il liceo, l'universit, non hai protestato?
Io?
Diamine! Conosci pure i vari trascorsi della mia giovinezza. Vi hai preso parte talvolta anche tu, da studenti, a Padova: la Linda, Basiliola, Faustina, la tua cameriera, la prima attrice della compagnia Santarnecchi, Santina la nostra stiratrice, la Vronowska, non te la ricordi la Vronowska, quel diavolo di studentessa russa?
Siamo perfettamente d'accordo. Vuoi che io creda o abbia creduto a simili insulsaggini? Basta guardarti. Sei ancora forte e vigoroso come un giovanotto.
Olinto a poco a poco si calma e passeggia; la testa  alta, l'occhio acceso, il petto prominente, il gesto largo. Va a un campanello
Prendi qualche cosa? Patrizio, due cocktails.
...
.
...
DUBBI.
...
.
...
Con silenzioso, deferente raccoglimento, il domestico reca e depone un vassoio; scuote la bottiglia metallica refrigerante e versa i cocktails innanzi a Olinto che ne consulta con occhio clinico la costituzione.
"West-End"?
"West-End", signor Marchese.
Curaao?
Curaao, signor Marchese.
Ginepro?
Trenta goccie.
Saint-Marceaux "brut" 1914?
Ho stappato io stesso la bottiglia; una spuma che sembrava latte, signor Marchese.
Alla tua salute, nonno Torquato.
Alla tua, Olinto "pap".
Olinto si fa arcigno.
Non gradisci il mio augurio?
Troppo tardi.
Tardi a cinquant'anni?
Quarantotto, per essere esatti.
Hai ragione,  vero; non ricordavo che hai due anni meno di me. Tanto meglio, dunque. Che cosa sono quarantotto anni? Sei nel pieno vigore della maturit. Una salute di ferro e solido come una quercia.
Questo s.
Valgono pi i tuoi quarantotto anni, dei venticinque di tanti sbarbatelli moderni, esangui, ansimanti e striminziti come i borzoi dei tuoi canili.
Olinto  solleticato, ma non vuole dimostrarlo.
Da questo lato non ti so dar torto. Tuttavia, alla mia et divenire padre mi sembra come dire? fuori stagione.
Fiabe, mio caro; leggi qualunque trattato di fisiologia o qualsiasi capitolo di eugenetica; chiedilo al tuo medico, oppure, senza tanti ricorsi alla scienza, guardati intorno. Il nostro comune amico Castagneto si  sposato a sessant'anni e dalla sua giovane moglie ha avuto pochi mesi fa il primo bambino; il senatore Binaghi  diventato padre a sessantasei anni; ci sono migliaia e migliaia di casi consimili. E i nostri antenati? E la Bibbia stessa? Da un lato, donne giovanissime; dall'altro patriarchi e figli sino ad ottant'anni. E che figli!
Olinto tace.
Il cocktail sfrena il commendatore Tarozzi.
Ti voglio fare una confessione. S; ti voglio proprio dire tutto l'animo mio. Non sarei un amico se tacessi. Un lieto evento in casa Baglia mi darebbe un grande, immenso piacere per due ragioni.
Cio?
Prima: perch sarebbe la pi eloquente smentita a tutte le stupidit messe in giro sul tuo conto.
Olinto si rannuvola.
Vorrei sapere chi sono coloro che si permettono tanta volgarit.
Lascia andare.
Non lascio andare niente affatto!
Non essere un ragazzo. Quand'anche conoscessi il nome dei tuoi denigratori o delle tue denigratrici che faresti? Roba da ridere. In tale situazione non ci sono che due strade: o infischiarsene o seguire il mio consiglio.
Ci sono anche denigratrici? Chi, per esempio?
Per esempio le donne che attratte dai tuoi milioni avrebbero voluto o vorrebbero essere le tue amanti e che tu hai respinto o respingi per....
Per?
Per timore di Lorenza.
Torquato, smetti questo ritornello. Mi fai dispiacere. Io non ho timore di nessuno e meno che meno di mia moglie. Perch dovrei avere timore di una donna che  la pi affettuosa, la pi indulgente, la pi comprensiva delle mogli? Perch dovrei darle un dolore? Perch dovrei recarle un'offesa? Per dimostrare a te e alla gente che io non ho paura di mia moglie? Posso io, nella mia posizione sociale, con le mie responsabilit politiche, con la somma dei miei affari, con la mia notoriet, il mio titolo, le mie cariche, mettermi a fare il galante con le signore e avere avventure pi o meno piccanti con questa o con quella come un liceale precoce o come un Don Giovanni in ritardo?
Non scaldarti, Olinto.
Olinto  lanciato.
E poi, e poi, e poi, dove troverei il tempo?
Ma io non ti ho affatto consigliato di avere una o dieci amanti. Anzi! Proprio tutto il contrario. Lasciami dire. La seconda ragione per la quale mi rammarico che tu non abbia, figlioli  la seguente.
La immagino.
Non saresti un uomo di buon senso se non la immaginassi e non ti preoccupasse. Con un patrimonio qual' il tuo, la successione diventa un problema difficile, estremamente delicato, spinoso, gravissimo.
Lascia andare.
Mio caro Olinto, sono amico tuo e sono il tuo notaio: ho dunque due titoli per intrattenerti di queste cose. Senza eredi, una delle pi cospicue sostanze d'Italia, la tua, rischia di disperdersi come polvere al vento; un lungo, secolare, fecondo processo di elaborazione di ricchezza; una grande forza accumulata, e unitaria, suscettibile di creare nuove forze e nuove ricchezze, pu diventare in pochi anni un mucchio di rottami.
Scusa: dove metti Lorenza? Sai benissimo che l'ho nominata mia erede universale.
Lo so; ma anche Lorenza non ha che lontani, vaghi e incerti parenti; tutta gente che all'indomani di un decesso si slancerebbe sulla eredit come una muta famelica, mettendo ogni cosa a soqquadro, senza contare che gran parte della successione sarebbe inghiottita dal Fisco. Il che significa, in conclusione, spezzare ogni costruzione: intristire le tue meravigliose terre, affievolire o chiudere i tuoi lucrosi opifici; in una parola stendere l'ala della rovina e della morte dove oggi  fertilit e vita. I figli sono necessari anche per questo.
I figli possono essere dissipatori peggio del Fisco o dei pi ingordi e stolti parenti.
 vero; ma ci dipende quasi sempre dalla non virt dei padri e da una non vigilante e adeguata educazione. Tu, Olinto, sei un uomo eccellente, sano, buono, equilibrato. Tua moglie  una donna di trent'anni, bella, fine, di intelligenza superiore. Non credo che i vostri figlioli sarebbero "fin de race".
Olinto  piuttosto commosso e guarda fuori della finestra.
Tu parli benissimo e sei sempre l'ottimo, l'integerrimo Torquato. Il destino, un destino beffardo e crudele, ha disposto altrimenti.
Il destino?
Lorenza non pu essere madre.
Tarozzi tamburella con le dita il vassoio dei cocktails e sembra immerso in lontane cogitazioni.
A che pensi, Torquato?
A tua moglie.
Ebbene?
Penso che potrebbe sbagliarsi; o meglio che potrebbe essersi sbagliato il suo medico. Hai interpellato altri?
Chi altri?
Altri medici.
Torquato! Io, una simile indelicatezza?
Ma che indelicatezza d'Egitto! Mi pare un tuo diritto e un tuo dovere. Nessun medico  infallibile. Sono cose troppo serie.
Ne convengo; bisogna tuttavia tener conto anche delle intuitive ritrosie di una signora. Lorenza non  una donna qualunque.
Tua moglie  una donna estremamente moderna; e le donne moderne non amano aver figli. Credo che tu non abbia convenientemente insistito su questo capitolo essenziale.
Tu hai la mana dei figli.
Ne ho cinque; e ti confesso che, nonostante le ansie e magari i dispiaceri che ti possono dare, sono una grande benedizione, specie quando si arriva a una certa et.
Qui  il punto centrale, mio caro Olinto; e tu non mi puoi comprendere, per quanto navigato dall'esperienza sia tu pure. Quando si  giovani non si pensa che esiste una vecchiezza. La quale  una laida bestia, che si fa dolce, ornata e sopportevole soltanto se ci siano figli.
...
.
...
TOILETTE NOTTURNA.
...
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...
Il marchese Baglia, arzillo e stringato nell'inappuntabile abito da sera, ritorna dal Teatro Reale dell'Opera.
Il domestico gli  intorno, prendendo il cilindro, i guanti, la sciarpa, il soprabito, che Olinto successivamente gli porge cantarellando a mezza voce la canzoncina che gli  famigliare quando  sodisfatto, e che egli adatta a reminiscenze musicali dello spettacolo a cui ha assistito.
Pirip, pirip, pirip, pirip.
Il Marchese accende la lampada sul grande specchio del suo spogliatoio, e si contempla con alcune occhiate benigne.
Pirip, pirip, pirip.
La presenza del domestico, che attende in silenzio, fa da "westinghouse" al suo ottimismo canoro.
Hai preparato l'acqua tiepida nel bagno?
S, signore.
Che ore sono?
Quasi l'una, signor Marchese.
La signora riposa?
Vado ad informarmene presso la cameriera della signora Marchesa.
Olinto si accinge a spogliarsi.
La signora Marchesa  andata al ballo Sant'Elia.
E non  ancora rientrata?
Secondo quanto mi ha riferito la signorina Abigaille, pare che la signora Marchesa rientrer molto tardi.
La notizia non conturba affatto Olinto che aiutato da Patrizio, continua a togliersi pezzo per pezzo la bardatura di gala, andando e venendo con passo svelto fra spogliatoio, camera da letto e bagno, dove si sofferma per le svariate e rituali abluzioni, mentre Patrizio attende sull'uscio con un pijama lilla pallido sul braccio.
Che  questo?
Il pijama da notte. Il signor Marchese non si corica?
No, non subito. Ho da lavorare. Portami una veste da camera.
Quale veste da camera debbo portare?
Quella che vuoi. Quella amaranto. No, meglio la verde-nilo a risvolti di velluto blu.
Il domestico apre un armadio.
Patrizio.
Signore.
Dammi quella regalatami dalla signora, quella di Granata fatta sul modello della tunica di uno dei famosi Mori. Hai capito quale, Patrizio?
S, signore: questa.
Benissimo.
La mette cos, senza niente indosso?
Come niente indosso? Vedi pure che ho la "combinazione". Anzi, a proposito, dammene il cambio.
Aggiunga un giubboncino di lana, signor Marchese.
Un giubboncino? Un giubboncino? Mi credi un vecchio acciaccoso?
Se il signor Marchese sta alzato a lavorare si piglier un'infreddatura. La veste di Granata mi pare molto leggera.
La seta tien pi riparati della lana. Che  questa roba?
Le pantofole.
Ma no; non queste.
Sono le pantofole che il signor Marchese mette ogni sera.
Le altre sere non ho la veste di Granata. Non posso mettere un paio di vecchie ciabatte con una veste cos poco comune. Darebbe Abigaille alla signora in dcollet gli stivaloni da caccia?
Mi scusi.
Nel guardaroba ci debbono essere almeno sei paia di pantofole di velluto, quasi nuove.
Sono strette; cos almeno ha detto pi volte il signor Marchese e le fanno male alla noce dell'lluce.
Olinto  un pochino seccato della diligente memoria del suo cameriere.
Ma che noce, che noce! Le pantofole nuove fanno male alla mattina quando i piedi sono ancora addormentati. Alla sera  un altro conto.
Ecco, signore; queste mi sembrano molto belle.
Olinto calza le pantofole con qualche piccola contrazione agli angoli della bocca e un impercettibile umidore negli occhi.
Si alza e ritorna allo specchio con un passo claudicante sul genere di quello di Mademoiselle de La Vallire quando voleva nascondere la sua lieve infermit.
La vestaglia del Moro di Granata sta a meraviglia. Olinto stringe il nastro della cintura; divarica lievemente le gambe; mette le mani a tergo e tende il torace con un movimento di atleta.
Pirip, pirip, pirip.
Dal tavolo della "toilette" prende un polverizzatore di profumo, ma la vescichetta di gomma sfiata e nessuno spruzzo odoroso irrora la sua persona.
Patrizio.
Signore.
Questo spruzzatore  guasto.
Sar otturato. Il signor Marchese non l'adopera quasi mai.
Dammi l'acqua di Colonia.
Il marchese Baglia, sempre allo specchio, si cosparge e restituisce la bottiglia. Accosta il viso alla lastra, e, rag gricciando il naso, si guarda i denti che brillano in discreto ordine, intorno a due molari d'oro fulgente.
Ho l'alito pesante. Non dovrei mai mangiare aragoste. Dov' la scatoletta dei confetti balsamici?
Debbo accendere il fuoco nello studio?
Nello studio?
Se il signor Marchese lavora...
S, preparami anche un buon caff.
Comanda altro il signor Marchese?
No, grazie. Cio... un momento. Che ore sono?
Le due.
Va' a vedere se la signora  rientrata.
Olinto si stende sulla sedia a sdraio e accende un sigaro. Poi, obbedendo a un muto interno richiamo, lo getta.
Al telefono privato nessuno risponde: credo che dormano tutti. Ecco il caff.
Olinto lo sorseggia automaticamente. Il suo pensiero  altrove.
Desidera altro?
Va' pure a letto.
La perfetta solitudine e il grande silenzio notturno ammantano di un sorriso infantile le labbra di Olinto, che si dirige, attraverso una serie di sale, alla porta di comunicazione con l'appartamento di sua moglie.
La porta  chiusa.
Olinto la scuote.
Poi bussa con discrezione e origlia.
Il silenzio  assoluto.
Torna nel suo studio, e preme il campanello.
Patrizio appare semisvestito.
La porta  chiusa.
Quale porta?
Olinto  sempre stato un temperamento riservato e pudico:
Ho lasciato alcune carte importanti nell'appartamento della signora: sono carte che mi servono per lavorare.
Se la porta di comunicazione  chiusa, come si fa?
Il marchese Baglia si sente ottuso:
Gi: come si fa?
Non c' che girare dall'altra ala risalendo la scala particolare dell'appartamento della signora Marchesa.
Un lampo illumina il viso di Olinto che, tuttavia, simula la pi naturale indifferenza.
Chi pu aver chiuso quella porta?
Forse la signora.
La logica supposizione del domestico spiace a Olinto:
Buona notte.
Buona notte, signor Marchese.
...
.
...
CENA A DUE OCCHI.
...
.
...
Olinto, attraversando con passo cauto l'anticamera dell'appartamento di Lorenza, scorge la cameriera Abigaille saporitamente addormentata su d'un seggiolone di cuoio scolpito e si ferma con sorpresa.
Che cosa fate qui?
Che spavento! Il Signore?!...
Come mai non siete ancora a letto?
Aspetto la Signora.
Non  rientrata?
No, signore.
L'aspettate dormendo?
Il marchese Baglia, senza attendere la risposta, s'avvia nel salone attiguo, che  deliziosamente illuminato dalla luce giallo-aurata dei doppieri.
Lo sguardo di Olinto si posa su d'un tavolino rotondo accuratamente apparecchiato e posto nel centro del salotto.
Che  questo?
Abigaille ha recuperato la pienezza delle sue scaltre facolt di cameriera di stile.
La Signora quando torna dai balli ha spesso appetito. Ho creduto bene di predisporre la tavola, nel caso che volesse prendere qualcosa.
Olinto conta i coperti.
Sei coperti per la Signora?
La signora Marchesa pu tornare non sola.
Ah!
Avviene talvolta che alcune signore sue amiche, con altri signori, l'accompagnino a casa e le facciano magari compagnia nello spuntino.
Olinto non sa quale accoglienza fare al corredo delle piccole informazioni ancillari; da un lato, il quadro di quel salottino cos raffinato e di quella tavola cos intima lo predispone a una specie d'allegrezza di consumato "viveur"; dall'altro, si sente piccato d'un festino in casa sua al quale egli non  invitato.
La cameriera striscia con gli occhi fuggevolissimi sulla vestaglia magnificente del Moro di Granata e sulla fronte perplessa del padrone.
Andate pure.
Il Signore rimane?
C' una lanuggine di apprensione nella voce di Abigaille.
Olinto  asciutto.
Perch?
Per niente, signore. Lo chiedevo per mettere, se mai, un coperto di pi.
Non serve. Andate pure.
Perch dissimulare la delusione e il malumore che l'inatteso contrattempo provoca nel marchese Baglia?
Rimasto solo nel salottino, non dissimula n l'una n l'altro.
Da un uscio socchiuso filtra una sottile lama di luce violenta.  "boudoir-spogliatoio" di Lorenza.
Olinto vi penetra con curiosit.
La specchiera moltiplica in filari senza fine la sua persona e la tunica moresca che sprizza scintille sotto le lampade abbaglianti da camerino da teatro.
Su d'una poltroncina  disposto un accappatoio vaporoso, a merletti bianchi e rosa da cui emana un profumo raro e perverso.
Olinto ne  turbato e guarda estatico la misteriosa esibizione di astucci aperti, dove si allineano piccoli ferri d'ogni calibro e lunghezza, luccicanti come strumenti chirurgici, contornati da scatolette di vecchio argento, di barattoli alabastrini, di flaconi in cristallo prezioso e da cento altri ninnoli appartenenti alla segreta alchimia della stregonica belt femminile.
Olinto sospinge una porta e intravvede nell'ombra l'algore delle maioliche del bagno.
Un'altra porta semiaperta d nella penombra violacea della camera da letto.
Olinto richiude con mano discreta il battente e ritorna nel salotto. Non sa quale deliberazione prendere. Nell'appartamento di sua moglie, a quell'ora, egli si sente una specie di intruso, fra il "cambrioleur" e il "padrone delle ferriere". Non gli rincresce di misurare l'audacia della sua irruzione; ma nello stesso tempo propenderebbe per lo "squagliamento" prima dell'arrivo di sua moglie e dei convitati.
L'istinto della golosit lo porta innanzi alle "alzate" ricolme, disposte sopra una piccola elegante dispensa portatile.
I preparativi sono doviziosi e rivelano il magistero del "cordon bleu" di casa Baglia.
Una galanteria di "gelatina"  tolta con due dita di sotto il tovagliolino di pizzo.
La "brioche"  inaspettatamente ripiena d'una salsa fluente: troppo fluente! Un filo cola sugli arabeschi "lams" della tunica.
Il lieve incidente costringe Olinto a sedersi a tavola per rimettersi in ordine, con l'aiuto d'un tovagliolo. Una tartina di caviale segue con maggiore accortezza la "brioche". Parecchie altre "delicatezze" fanno buona scrta.
Olinto s'accorge di avere un incredibile appetito.
Di tanto in tanto, si ferma e tende l'orecchio. Nessun rumore, nessun arrivo turba la sua cena.
Un vino di Siracusa ingagliardisce il suo spirito e tonifica il suo benessere.
Olinto si stende su d'un'accogliente poltrona e sorride quasi con beatitudine all'idea di aver fatto discreto onore a un "petit souper" al quale non era stato invitato. Si sente un uomo di spirito, un conquistatore. Se in quel momento giungessero sua moglie e i convitati, egli farebbe loro un'accoglienza da grande Signore del Cinquecento cavalleresco e scapestrato.
La temperatura notturna  rinfrescata. Patrizio forse aveva ragione: la veste serica di Granata  un po troppo leggera. In terra, ai piedi di uno stipo veneziano,  una bellissima pelle di tigre: morbida, lucente, profumata.
Olinto la trae a s e la stende sulla sua persona dall'epigastro alle ginocchia.
Si sta bene sotto una pelle di tigre, alle tre del mattino in uno dei pi eleganti salotti della pi bella donna di Roma.
...
.
...
MISS RAMONA.
...
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...
Buona sera, Marchesa. Lei ha desiderato di parlarmi?
S ho bisogno di consultarmi con lei.
Mi scusi se sono in ritardo. Ho avuto il suo messaggio telefonico soltanto mezz'ora fa: alle 19,30; e mi sono subito precipitato. Di che si tratta?
Si tratta degli eccezionali avvenimenti che lei gi conosce.
Quali avvenimenti? Le assicuro, Marchesa, che io non so niente.
Lei non sa che Olinto ha abbandonato il tetto coniugale?
Olinto ha abbandonato il tetto coniugale? Che cosa dice, Marchesa?
La verit. La prego, Tarozzi, di dirmi tutto quello che sa: dov' Olinto?
Sulla mia parola, parola di galantuomo e di gentiluomo, parola di pubblico ufficiale, non so niente! Io ho veduto Olinto ieri nel pomeriggio, qui; ci siamo intrattenuti in una conversazione d'affari; poi nulla ho pi saputo.
Non era una conversazione soltanto d'affari. Olinto mi ha detto tutto.
Questo lo immaginavo.
Eccole in breve la cronaca: Ieri sera, a pranzo, Olinto mi ha riferito della sua visita e mi ha ripetuto per filo e per segno i consigli che lei, nella sua duplice veste di amico e di notaio, ha creduto dovergli suggerire.
Le ricorder, Tarozzi, prima di riferire i successivi avvenimenti, che lei  nostro notaio da quindici anni; che avrebbe quindi potuto dare i suoi consigli parecchio tempo prima.
Non  a sposini della nostra stagionatura che si vengono a fare esorcismi pro figliolanza.
Signora, certi argomenti delicati non possono venire toccati se non quando il maggiore interessato ne dia, in un certo senso, l'autorizzazione.
Lasciamo andare le sottigliezze. Sa quello ch' successo dopo il suo sermone?
Ancora una volta le confermo di nulla sapere.
Durante il desinare, mio marito  stato d'un insolito eloquio.
Tutti i tmi intorno alla paternit di cui aveva ricevuto lo spunto da lei, sono stati sviluppati con una insistenza piuttosto fastidiosa e di gusto dubbio.
Dalle prime "battute" avevo ben compreso dov'egli volesse arrivare. Non le ripeter il dialogo coniugale che ne  seguito; dialogo che, del resto, era alla sua cinquecentesima edizione. A un certo punto, dovendo io acconciarmi per il ballo dei Sant'Elia, mi sono alzata repentinamente dicendogli: Riprenderemo questo discorso un'altra volta; pi tardi, al mio ritorno dal ballo.
Erano, come lei ben comprende, frasi di disimpegno, n potevo immaginare che tali frasi dovessero provocare quello che di poi  accaduto.
Niente di male, spero...
Niente di male: lo spero anch'io. Ma sino a questo momento il marchese Baglia  irreperibile.
Irreperibile?
Ho telefonato in tutti i luoghi dove plausibilmente poteva trovarsi: al Club Unione, alla Camera, alla Societ Terni, alla Banca Commerciale, agli Zuccheri indigeni, all'Excelsior dove talvolta va a far colazione con amici. In nessun posto Olinto  stato veduto.
Diamine!
Riprendo la narrazione: Olinto in un primo tempo aveva dichiarato di accompagnarmi al ballo. Poi, sovvenendosi di un incontro d'affari al Teatro Reale dell'Opera, se n' andato per suo conto. Io sono rientrata verso le quattro del mattino, accompagnata da un gruppo d'amici fra cui Miss Ramona Underwood. La conosce?
Io no.
 un'americana; abbastanza ricca, a quanto si dice; abbastanza elegante, a quanto si vede; molto ricevuta nella societ romana; molto protetta dalla sua ambasciata; una specie di Giunone transatlantica, esuberante in tutte le sue manifestazioni, a cominciare da quelle che hanno per protagonisti il wisky e lo champagne: simpatica tutto sommato non lo nego; piena di estri, di capricci, di folle e di scuciture, da mettere a soqquadro un reggimento di granatieri.
E lei, Marchesa,  molto amica di questa signorina?
Amica? La conosco, dir cos, "alla giornata" come tante altre signore di Roma. Lei sa che la nostra societ  molto accogliente, specie per questi tipi esotici che arrivano di non si sa dove, con fama di ricchezze molte volte inesistenti. Fatto sta che Miss Ramona Underwood  diventata da quest'inverno la beniamina della societ elegante romana, sopratutto per la sua instancabilit sportiva e mondana.
Due ceffoni dati al conte Orsino Benincasa in pieno "psage" alle Capannelle l'hanno messa di moda.
Giunta, dunque, a casa con la piccola brigata di amici ed entrata nel mio appartamento, con mia viva sorpresa trovo Olinto disteso sul divano del "boudoir" in una strabiliante "toilette". Dormiva saporitamente vicino al tavolino imbandito per la cenetta ch'io fo preparare di solito per i "ritorni dal ballo". S'immagini la scena che n' seguita!
Miss Ramona che aveva abbondantemente ceduto alle sue simpatie enologiche, ha preso subito il comando di una baraonda incredibile.
Si  gettata su Olinto e, seminuda com'era nella sua toilette da ballo, ha cominciato a sbaciucchiarlo con moine irraccontabili.
Oh!
Non si scandalizzi, caro Tarozzi: quando le americane sono ubbriache, si arriva presto ai Saturnali. Miss Ramona era fradicia, e andava ripetendo:
"Cara Lorenza, te l'ho sempre detto che ho un bguin per tuo marito.  proprio il tipo che piace a me. Del resto, a te che t'importa se io faccio una passione per lui? Tanto, tu non l'ami".
Il dialogo e, pi che il dialogo, gli sfrenamenti di Miss Underwood erano diventati estremamente imbarazzanti, se non pure oltraggiosi per me e per gli altri presenti.
Quanto a Olinto, pur tentando di schermirsi mollemente dalle "avances" audaci di Miss Ramona, tuttavia non dissimulava la vanit di essere soggetto di quella scena bacchicamente equivoca.
Per tagliar corto, ho pregato i miei amici di ricondurre a casa Miss Ramona. La quale s'era intestata di voler essere accompagnata unicamente da Olinto. Ogni tentativo per dissuaderla fu inutile, s che mio marito, anche per mio consiglio, accett.
Da stamane alle cinque, ora in cui mio marito s' seduto in automobile accanto alla erotomane valchiria, non  pi rientrato a casa.
...
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RITORNO ALL'OVILE.
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A mezzogiorno, continua la Marchesa, quando io mi sono svegliata, ho fatto chiedere le prime notizie.
La colazione era pronta, ma mio marito non s'era veduto. Come gi le ho detto, ho iniziato le mie ricerche telefoniche, cominciando prima di tutto con i telefoni della villa che madamigella Underwood ha in affitto ai quartieri Sebastiani. La signorina era rientrata alle sei; aveva ordinato e preso immediatamente un bagno, aveva indossato un abito da viaggio ed era rimontata sull'automobile che aveva fatto aspettare alla porta. Pi nessuno l'ha riveduta.
Diamine, diamine!...
Che ne dice?
Mi lasci riordinare le idee. Per qual ragione Olinto si era intrattenuto nel di lei appartamento stanotte, se non vi aveva trovato nessuno?
Suppongo la premeditazione galante di un marito che aveva ricevuto nella giornata tanti savi consigli.
 ben certa che Olinto non poteva sapere in nessuna maniera d'incontrare Miss Ramona?
Impossibile! Miss Ramona si  accodata a noi all'ultimo momento. Olinto e la signorina si conoscono appena di saluto. Vede, Tarozzi, dove conduce la sua propaganda?
Signora, marchesa...
Insomma, che cosa mi consiglia?
Per il momento non c' che aspettare.
Aspettare che cosa?
Il ritorno di Olinto.
Che potrebbe avvenire anche fra otto giorni.
Ma che! Sono sicuro che questa sera stessa sar a casa.  una scappata senza conseguenze; una scampagnata qualsiasi. Non bisogna, Marchesa, dar molto peso a simili frivolezze.
Lei crede forse che a me dia ai nervi l'infedelt di mio marito? No, caro Tarozzi; non me ne importa assolutamente nulla. Vorrei che il marchese Baglia mi facesse l'onore di tradirmi dir cos non una, ma dieci, ma venti, ma cento volte.
Allora, Marchesa, di che si preoccupa?
Lei non conosce Miss Underwood. Stanotte quella sfrontata, senza nessun riguardo per me e per gli altri presenti (il conte Minarelli, il comandante Piccili, il commendatore Ghisilieri) seduta sulle ginocchia di mio marito, mentre lo baciava, gli andava ripetendo: "Pi ti guardo e pi mi piaci. Tu sei l'uomo del mio sogno. Io sono la donna creata per te. Divorzia da tua moglie: potrai sposare me, la donna che ha indovinato il tuo segreto, il tuo pi intimo desiderio e che  in grado di sodisfarlo. Tu vuoi un "Baglino", nevvero? Lorenza non te lo d, non te lo pu, non te lo vuol dare. Io te ne dar due, quattro, otto, tutti quelli che tu vorrai". Questa  un'edizione purgata dei discorsi che la signorina faceva: ma basta a dare un'idea chiara della vicenda idilliaca che lei chiama una "semplice scampagnata".
Capisco, capisco. Per quanto la signorina possa essere un'abile intrigante, Olinto ha troppo la testa sulle spalle per commettere sciocchezze. D'altra parte il divorzio in Italia non c', e, ancorch si potesse chiederlo altrove, occorrerebbe sempre il consenso di ambedue le parti. Suppongo che lei, Marchesa, negherebbe il suo.
C' ben'altro, caro Tarozzi. Lei non conosce, torno a dirle, quale spaventevole abisso di perversione sia quella ragazza. Essa possiede la pi diabolica arte per abbindolare gli uomini: il candore. Lei non sa con quale aria d'innocenza Miss Underwood racconti le cose pi mostruose a carico di questo o di quello. S'immagini che cosa pu dire, per esempio, contro i miei amici e, magari, contro me. Sono convinta che a quest'ora tutta Roma  informata della piccante avventura del marchese Olinto Baglia, che  stato rapito a sua moglie da Miss Ramona Underwood. Tutto ci  urtante, ne conviene? Superlativamente urtante.
Eccolo qui! L'avevo retto, Marchesa, che sarebbe tornato questa sera?
Olinto, infatti,  apparso nel salotto, in abito da viaggio, molto ricercato nella sua apparente negligenza, con un mazzolino di gaggie all'occhiello, tenendo fra le mani accuratamente guantate un grande berretto turistico scozzese. Lorenza lo squadra senza profferir parola.
Olinto ha un'aria di gnorri, sodisfattissimo dei propri interessi.
Sono venuto a salutarti dice alla moglie.
Grazie. Perch? Riparti?
Non "riparto": parto. Vado a Milano fra un'ora.
A Milano? Non mi hai mai parlato di questo viaggio.
Affari improvvisi e improrogabili.
Che io non conosco?
Che tu non conosci.
Lorenza si volge a Tarozzi che  sbalordito dalla sicumera d'Olinto.
Vede che non  vero affatto quello che le male lingue dicono!
Cio?
Sono io l'arbitra di tutto, anche degli affari del mio signor marito?
Tarozzi non sa come cavarsela. Olinto lo trae d'imbarazzo:
Si tratta di cose da poco.
Lorenza  pi che mai suadente.
Da poco o da molto,  pi che giusto che tu abbia i tuoi affari; che tu debba viaggiare per i tuoi affari, che tu debba partire da un momento all'altro per i tuoi affari medesimi. Ritornerai presto?
Olinto ha un principio di balbuzie.
Non so. Vedr. In ogni caso, se dovessi tardare, ti telegrafer.
A che albergo discendi?
Al solito.
Olinto ha un'impercettibile esitazione. Cerca con gli occhi la complicit di Tarozzi che  occupatissimo a tamponarsi col fazzoletto la fronte imperlata di sudore.
Non mi rimane che augurarti buon viaggio!
...
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L'ARTICOLO 107 del Codice Civile.
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Perch l'ha lasciato partire cos?
Che avrei dovuto fare?
Se gli avesse rivolto una parola, gli avesse manifestato il desiderio di rinviare il viaggio a Milano, senza dubbio Olinto avrebbe ceduto. Probabilmente, anzi, egli attendeva il "ramoscello".
Lei sar un eccellente notaio; ma devo dirle che s'intende assai poco di uomini "cotti". Non ha visto in che stato era Olinto sotto la sua apparente tranquillit? Aveva il fuoco addosso, le ali ai piedi; non vedeva il momento d'eclissarsi, di sottrarsi al pi presto all'incontro con me, imposto dalle convenienze. Persino le gagge all'occhiello; le gagge, il fiore prediletto della bella!
Io non ho vista nessuna di queste cose.
 cotto, le dico; stregato, preso come un povero piccolo collegiale scaraventato ad un tratto nel paradiso delle Ur. Le dir di pi: Sono certa certissima, che Olinto era atteso in questo momento al portone del nostro palazzo dalla sua "conquistatrice".
Perci, lei suppone che il viaggio di Milano sia un'invenzione?
Una pura invenzione.  un vero piccolo "viaggio di nozze". Vuol vedere che indovino anche la localit? Le donne sono sempre troppo loquaci. Miss Ramona ha dimenticato alcune confidenze fattemi sull'isola di Capri, "il mattatoio (com'ella lo chiama nel suo gergo di cow-boy) de' suoi amanti".
Da un uscio s'affaccia la cameriera:
Abigaille, dite al cameriere del signore di venire da me. Guardi, Tarozzi, come gli uomini sono sempre citrulli. Patrizio, chi era la signora che accompagnava mio marito test?
Veramente, le signore erano due: una anziana e l'altra abbastanza giovane; ma io, signora marchesa, non conosco nessuna delle due.
Va bene. Telefonate a Capri, al Grand Hotel e assicuratevi presso la direzione se il telegramma inviato dal Marchese per fissare l'appartamento sia pervenuto. Mi riferirete la risposta. Andate pure. Che ne dice?
Sono strabiliato. In realt, da ieri ad oggi il carattere di Olinto  irriconoscibile.
Conviene ora con me che la faccenda  importante e che l'audace "yankee" mira lontano?
Chi  la signora anziana?
Evidentemente la madre. Quando coteste damigelle preparano battute di caccia grossa, mettono sempre in scena una madre.
Tarozzi ha una serie di grossi sospiri da curato:
 inutile. La signora non vuole ch'io dica certe cose; ma l'evidenza si impone: a una certa et quando gli uomini non hanno figli commettono sempre corbellerie. Avevano ragione gli antichi Romani che definivano gli uomini senza figli: orbi. Se Olinto avesse avuto intorno quattro o cinque figlioli, non avrebbe, certo avuto n il tempo n la voglia di lasciarsi menare per il naso da una donna, fosse la pi grande dama o la pi grande avventuriera.
Tarozzi, per carit, non ricominci i suoi sermoni. Mi aiuti, invece, a trovare una soluzione, a preparare una difesa.
Signora mia, sono tutto per lei.
Miss Underwood non ha che un progetto: quello di fare, del marchese Baglia, suo marito.
Impossibile: la bigamia  un reato.
Quella trover il modo di passare oltre le leggi.
Che potrebbe fare?
Vediamo Tarozzi, vediamo. Ci pensi anche lei. Cerchi d'indovinare, con la sua scienza, i piani del nemico.
Tra la fronte di Tarozzi e il suo fazzoletto avviene una serie di animatissimi contatti.
Vediamo: Il divorzio, no. Potrebbe, forse... gi, gi...  difficile; ma, certo non  impossibile.
Che cosa? Dica, dica!
Se lei mi garantisce che questa signorina Ramona  tanto intelligente quanto intraprendente e se, d'altra parte, Olinto, come lei mi assicura,  cotto, proprio cotto, potrebbe darsi ch'essa riuscisse a persuaderlo di chiedere....
Si spicci! Chiedere che cosa?
L'annullamento del matrimonio.
L'annullamento del matrimonio? Ma non , il matrimonio, un vincolo indissolubile?
S, ma in certi casi, per esempio nei casi di sterilit (articolo 107 del Codice Civile) l'annullamento del vincolo del matrimonio che presuppone la procreazione pu essere chiesto e ottenuto.
Sicch lei crede che nel caso nostro...?
Eh, gi: nel caso loro, non essendoci figli....
Questo  mostruoso!
Al contrario, Marchesa, scusi!
Ma se sono io che non li ho voluti!
Questa appunto sarebbe la sua peggiore condanna. Se una causa dovesse aver luogo per l'annullamento, non dica mai una simile circostanza e la neghi nel caso glie la addebitasse il suo avversario, vale a dire Olinto.
Ma l'"avversario" non potr mai accusarmi di ci, perch su questo capitolo  intervenuto un patto esplicito prima del matrimonio. Olinto lo ha accettato. Non pu impugnarlo di poi e farmene colpa.
Tale patto  nullo, Marchesa.
Perch?
Perch  contrario alla perpetuazione della specie, vale a dire al fine religioso e civile che regola il contratto di matrimonio.
Di modo che se Olinto intentasse una causa per l'annullamento del nostro matrimonio, la vincerebbe?
 molto probabile.
Sarebbe carina.
Sarebbe spiacevole, sopratutto per lei.
Gi; perch la colpa, o il difetto, risalirebbe a me.
Ad Olinto, evidentemente, no.
E i rapporti economici in simili casi come vengono regolati?
Quasi sempre con l'applicazione dell'articolo 156. Ogni diritto, ogni legato, ogni donazione, ogni indennit vengono tolti al coniuge per difetto o colpa del quale l'annullamento  pronunciato.
Ora io vedo limpidissimo in tutta la questione: Miss Underwood, senza dubbio alcuno, mira a far annullare il nostro matrimonio, col pretesto della mia sterilit per impadronirsi cos della sostanza, del titolo e della persona del marchese Baglia.
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DELLA STERILIT.
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La marchesa Baglia  notevolmente montata.
Mi viene da ridere. La mia sterilit! Quale caramellato leit-motif per i conversari delle divote amiche, e dei miei spasimosi ammiratori, e quale ritornello prelibato per i caff-concerti ultra-notturni e per le canzonette suburbane.
 proprio carina! Mi ci diverto un mondo anch'io soltanto al pensare all'istruttoria del processo, poich suppongo che occorreranno le prove; non  vero, Tarozzi?
Marchesa, si calmi.
C' la legge, me lo ha detto lei!  la legge che parla cos. Ma perch le leggi funzionino occorre, se non sbaglio, una cosa essenziale: gli uomini che le applicano.
Lorenza, che ha conversato passeggiando continuamente, si ferma davanti al grande specchio e si raggiusta l'acconciatura.
Il viso animato  ancora pi altero della propria bellezza. Le narici vibrano, la bocca  un piccolo cerchio di fuoco intorno allo smalto dei denti.
Lorenza  sodisfatta della risposta che ha dato lo specchio.
E cotesti uomini riprende avvicinandosi a Tarozzi e battendogli la spalla dovranno pure tener conto di certi miei argomenti. Capisce?
Tarozzi ha le palpebre monastiche e non osa guardar diritto la faccia e la persona della sua avviluppante interlocutrice.
S, signora; capisco.
Fra questi argomenti ci sar, per esempio, il seguente: Dir al magistrato: "S, signore, non ho voluto figli da quest'uomo, perch quest'uomo  un alcoolizzato. Io non mi fo complice di abbominevoli oblii per mettere al mondo creature minorate".
Ma Olinto non  un alcoolizzato, Marchesa.
Lei osa dir questo? Olinto non  un alcoolizzato? Io che sono sua moglie e lo assisto giorno per giorno da quindici anni, posso attestarle che le sbornie del marchese Olinto Baglia non sono inferiori al numero di dieci ogni mese. Del resto tutta la servit e tutti i dipendenti potranno portare su questo capitolo testimonianze decisive. Pu una signora del mio rango in simili condizioni accettare la maternit? Dica lei!
Signora Marchesa, io veramente non so che cosa risponderle.
Risponder io e le dir che in simile situazione la sterilit non  soltanto un diritto,  un dovere.
Argomento eloquente, ma specioso. Il magistrato osserver ch'ella aveva rifiutato la maternit alla vigilia del matrimonio, e prima ancora di sapere se suo marito sarebbe stato o no un alcoolizzato.
La tendenza all'alcool era manifesta sino da allora.
Lasci andare, Marchesa. Le difese fondate sulla ritorsione sono sempre incrinate.
Non creda che la mia difesa sia tutta qui. Giudichi il seguente questionario: Ci sono, o non ci sono, donne che rendono padri i loro mariti con l'intervento di terzi?
Purtroppo!
Come qualifica lei tali donne?
Non le qualifico, signora.
Tuttavia, la legge considera superiore una donna infedele feconda, a una fedele sterile; tanto vero, che non colpirebbe mai la prima con una sanzione di nullit matrimoniale, nonostante una colpa ai miei occhi ben pi grave di quella imputabile, supponiamo, a me.
Le leggi non hanno soltanto una natura morale, ma anche un obbiettivo civico e sociale: tale  l'articolo 107 del Codice Civile che contempla la nullit di matrimonio nel caso di sterilit d'uno dei coniugi.
Passiamo ad altro: c' una differenza fra matrimonio e accoppiamento?
Diamine!
Ed , o non , il matrimonio, la fusione di due anime, oltre che l'unione di due corpi?
Certamente.
Quando nel matrimonio manchi la sincronia dei sentimenti, in una parola: l'Amore, si pu pretendere la procreazione?
Marchesa, il suo quesito  terrificante: se la prole dovesse essere solamente la risultante dell'amore, credo che la societ sarebbe decimata.
Di modo che si ammette che una donna debba o possa acconciarsi alla procreazione senza amare l'uomo che la feconder?
Non so se si ammetta. Certo, si fa.
Chi lo fa? la femmina; la donna no! Lo fa la creatura dotata di scarsa sensibilit, o inconscia, o volta unicamente al pi grossolano sensualismo; ma una donna di grande finezza, di sensibilit ad oltranza; una donna che annetta alle leggi arcane della Natura la pi alta interpretazione, non pu accettare una simile lordura.
La difesa mi sembra troppo facile; quasi letteraria. Certi misteri che racchiudono un attimo di divinit non possono essere portati sul tavolo anatomico d'una discussione, sia pure condotta con abili accorgimenti intellettuali. Sono, signora, disquisizioni pi o meno eleganti che, in conclusione, prendono il posto di un semplice capriccio. Sarebbe pi breve e pi schietto dire: "Voglio fare il comodo mio".
E perch no? Accetto questa scorciatoia. Perch una donna non deve aver il diritto di rispondere su questo punto: "Intendo di fare il piacer mio?"
Marchesa, pensi che cosa accadrebbe se chiunque, in qualunque circostanza, potesse rispondere altrettanto. Lei domanda semplicemente l'abolizione dei codici e delle leggi.
Scusi, ma non vede in quale mostruosa contraddizione cade il suo articolo 107?
Non vedo.
Pu una donna rifiutare il matrimonio?
Lo pu.
Pu una donna consacrare interamente la sua vita al nubilato?
Certamente.
E allora coteste donne, dal punto di vista civico e sociale, dal quale trae ispirazione il suo articolo 107, non sono altrettanto anzi, pi colpevoli o dannose di quelle di cui si chiede la nullit matrimoniale per sterilit? Perch la legge colpisce queste e non quelle?
Tarozzi fa attendere la risposta.
Della pausa profitta un domestico per annunciare a Lorenza che il pranzo sar servito fra dieci minuti e che la signora Duchessa d'Arcore  gi arrivata e aspetta in salone.
Bisogna proprio dire ch'io abbia un po' perduta la testa. Sono quasi le nove e m'ero dimenticata d'avere stassera alla mia tavola una delle mie pi care amiche. Tarozzi rimanga anche lei, la prego. Dobbiamo ancora discorrere di tante cose. Conoscer la Duchessa d'Arcore, una delle donne pi straordinarie del secolo scorso.
Faremo un piccolo "consiglio di guerra": una grande battaglia  ingaggiata.
...
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DUCHESSA D'ARCORE.
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Iddio concede a talune poche creature il raro e prezioso privilegio di ammantarsi nella vecchiezza con maest, affinch gli uomini n'abbiano esempio, ammonimento, speranza, consolazione.
La Duchessa d'Arcore, erta sui suoi settantacinque anni, la figura alta, l'incedere misurato e regale, appartiene al novero delle creature prescelte da Dio con questo mirabile mandato.
La lunga e ampia gonna di seta nera, il "fisci" in blonda avoriata che le copre le spalle, i guanti di pizzo nero che scendono dall'avambraccio alla mano lasciandone scoperte le dita, il grande cammeo circoscritto di brillanti che le appunta la sciarpa sul seno e, infine, l'anacronistico cappello carico di nastri e di piume, attestano che la Duchessa non ha fatto alcuna concessione alla moda delle varie generazioni che hanno seguto la sua, e attestano altres che una grazia incomparabile, non priva di civetteria, accompagna la fedelt conservata alle foggie del proprio tempo.
Il commendator Tarozzi, guardando di tratto in tratto con ammirazione quasi infantile il viso della duchessa, si domanda mentalmente di dove scaturisca il fascino che emana dalla sua persona:  il candore argentato dei capelli raccolti sulla nuca in piccole treccie?  la serenit luminosa della fronte?  l'arco sopraccigliare che regge il naso autoritario, di razza?  il raggio bruno dell'occhio, dolce e virile insieme?  il sorriso onusto di bont e di comprensione?  il tratto soffuso di aristocratica naturalezza e di consapevole superiorit?  il profumo di bellezza e di femminilit di cui la sua persona e il suo spirito sono tuttora impregnati?
Tarozzi non sa discernere, e, involontariamente, raffronta questa figura di prima linea d'un secolo deceduto, con Lorenza, che pu ben dirsi, per bellezza e femminilit, una "protagonista" del secolo prorompente.
Egli si chiede se, giunta al limite della vecchiaia, Lorenza potr portare con s tanti elementi di seduzione quanti ne reca la Duchessa d'Arcore.
Da queste considerazioni filosofiche-notarili "post-prandium", Tarozzi  distolto da Lorenza che gli grida dal salotto:
Non viene a prendere il caff?
Pensavo, Marchesa, se non sarebbe il caso di sollecitare la risposta telefonica di Capri.
 arrivata in questo momento.
Ebbene?
"Il marchese Baglia e famiglia (cos ha risposto il direttore dell'htel) hanno preannunciato l'arrivo per domattina alle undici: L'appartamento  gi in perfetto ordine. Vede, Tarozzi, che intuizione prodigiosa hanno le donne?
La Duchessa d'Arcore durante il pranzo ha preso il pi vivo interesse al racconto che Lorenza le ha svolto.
Ed ora che cosa intendi fare, mia cara?
Prima di tutto, farmi portare qui, in questo salotto, un apparecchio telefonico. Voglio che assistiate a due brevi conversazioni che io avr; a meno che tutto ci non abbia ad annoiarla, Duchessa.
Oh cara, e perch mai vuoi tu che io abbia in uggia simili vicende? Mi hanno, anzi, sempre fatto colpa di avere una tendenza al romanzesco. E poi, si tratta di te, Lorenza! Sai bene che ti amo quasi come una figliola; cio, scusami: quasi come una nipotina.
Lorenza si alza e va a deporre un bacio sulla fronte della Duchessa; poi si siede al telefono portatile che, intanto, il domestico ha collegato.
Sua Eccellenza il Prefetto? Non c'? Fra mezz'ora rientrer? Grazie. La prima telefonata  andata male. Passiamo alla seconda: Signorina, mi dia il Comando dell'idroscalo di Ostia. Idroscalo? Prego mandare al telefono il comandante Piccili.  lei, comandante? Pu mettere a mia disposizione per domani e dopodomani un idrovolante a sei posti? Qualunque spesa non conta. Lei deve dirmi soltanto se pu essere messo, o no, a mia disposizione. Vuol sapere chi lo guider? Di questo, e di altre cose interessanti, parleremo domani. Venga a prendere il caff da me alle ore 14. Buona sera, caro Comandante. Grazie.
La Duchessa d'Arcore scuote il capo sorridente con aria incredula e protettiva.
Tarozzi non ha afferrato assolutamente niente.
Scusi, Marchesa. Che cosa c'entra un idrovolante a sei posti per domani e dopodomani?
A lei non lo dico perch  troppo amico d'Olinto e perch  un chiacchierone.
Marchesa, la punizione  immeritata.
 vero,  vero Tarozzi.  stato tanto gentile con me, oggi. Ma lei deve farsi perdonare l'affare di ieri. Le dir poi; non appena avr telefonato al Prefetto.
Che vuoi fare, piccola pazza intrepida?
Quello che avrebbe fatto una donna del suo tempo, Duchessa: il recupero del proprio marito.
Sei proprio sicura che te lo volessero portar via?
Sicura proprio, no; ma novantacinque probabilit contro cento, s. E, in ogni caso, ancorch non fosse che un dubbio, ancorch le probabilit stessero in proporzione inversa, io non sono donna che si fa giocare.
...
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DECADENZA DELLE BAMBOLE.
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Ci non sarebbe, tuttavia, accaduto (se ho ben capito i tuoi racconti, Lorenza) qualora tu avessi appagato il desiderio di tuo marito, assicurando una discendenza alla sua sostanza e al suo casato.
Tarozzi fa con la testa profondi, ostentati segni di approvazione.
Anche lei, Duchessa,  dunque, contro di me? Eppure lei sa che il mio non  stato un matrimonio d'amore!
D'accordo. Nemmeno il duca d'Arcore, che Iddio lasci sempre riposare in pace, sposandomi a sedici anni, ignara di tutto, pot mai ottenere da me questo sentimento in cambio della immensa bont, e forse anche dell'immenso amore, di cui mi circondava. Eppure, io sono stata la madre tenera di due suoi figli ed oggi sono la nonna felice d'una covata di nipotini ch'egli, poveretto, non ha potuto vedere.
Altri tempi, Duchessa: altri costumi; altra sensibilit.
Verissimo. Tu qui hai ragione. Da quello che vedo, da quello che mi raccontano, io non so davvero come possa tuttora sussistere nella donna del nuovo secolo l'istinto della maternit, poich tutto, nella educazione di lei,  rivolto contro tale istinto. Io non posso rimproverare, cara Lorenza, questa tua incomprensione, anzi, questa tua avversione, per la maternit, quantunque a me sembri mostruosa e a' miei tempi lo sarebbe stata per tutti. Parlo, s'intende, dei costumi della nostra classe sociale. Io non conosco quelli delle altre classi.
Non ho mai creduto, e non credo, che la virt sia tutta da una parte e il vizio tutto dall'altra; sicch io penso che quanto accade in una classe accada, su piani diversi e con diverse manifestazioni, anche nelle altre. Certo si  che, ripensando ai tempi della nostra giovinezza e raffrontandoli a quelli della giovinezza di Lorenza e, peggio ancora, a quelli della generazione successiva, devo concludere che quando l'uomo si lagna della scadente fecondit delle donne moderne deve battersi con ambo le mani il petto e mormorare il famoso "mea culpa".
Tarozzi protesta
Signora Duchessa...
Mi lasci dire. Vedr che mi dar ragione anche lei.
Qual'era il clima in cui viveva la giovinetta della mia generazione? Nessuno lo sa pi. Forse nessuno osa pi dirlo.
Era un clima puramente, innocentemente, fervorosamente amoroso. Dal poeta, di cui si recitavano i bei versi in collegio; dal romanziere di cui si leggevano furtivamente e s'imparavano a memoria gli squarci pi ispirati; dalla canzone che tu sentivi cantare per le strade; dalla commedia cui ti facevano assistere a teatro; da tutta, insomma, un'atmosfera impalpabile di racconti, di ansie, di aspettazioni, di confidenze, di sogni, di preghiere, di voti, non balzavano che due protagonisti: l'amore e il matrimonio. La giovinetta cresceva in un pathos sentimentale, quasi romanzesco, in attesa di quei palpiti che le compagne o le amiche narravano di aver provato; di quegli incontri alla messa domenicale, alla passeggiata vespertina, alla festa da ballo, che potevan decidere di tutta la sua vita.
Quale vanto, qual brivido, quale incanto, non era per la giovinetta il poter pensare, il poter narrare, per esempio, che il suo Ufficiale degli Usseri aveva divorato al galoppo i cinquanta chilometri che separavano la caserma dalla casa di lei per poterla soltanto vedere! E la delicatezza e la suggestione delle serenate, librate a notte alta, sotto le finestre! E il tremito di piacere, e di spavento insieme, alla prima parola mormorata con rispetto, pari all'ardimento, in chiesa, durante una funzione, mentre tu stai fra la madre vigile e l'istitutrice sospettosa! E le complicit delle amiche e le scaltrezze delle cameriere per farti giungere un'ambasciata, un biglietto, un fiore, un sospiro!
Che cosa diventava, in quel tempo di finezza, di abbandono, di poesia, d'innocenza, che cosa diventava il bacio dell'innamorato?
Ah, signor Tarozzi! Queste cose le fanciulle del nuovo tempo non le sanno pi e non le sapranno mai pi; io, sinceramente, ne ho per loro un profondo rimpianto.
In sostanza, la giovinetta della mia generazione nasceva, per cos dire, gi sposa e gi madre e il giovine non pensava che a divenire corteggiatore, poi fidanzato, poi marito.
Spesso l'amore non era che sdolcinatura e l'affetto per il marito una illusione o una dissimulazione.
Consento. Ma che importava, o che importa ci per il suo articolo 107?
C'era nella donna una ignoranza o, per meglio dire, una buonafede cos rispettosa (oggi si direbbe magari "gerarchica") verso il proprio marito (parlo sempre del mio mondo) che questo bastava per mantenere unito il talamo. E molti bei bimbi nascevano.
Il quadro  squisito.
Esatto, sopratutto. Che avviene, invece oggi? Chi calcola, per esempio, la percentuale di bambine che ricercano istintivamente giocattoli del tutto differenti dalla classica direi millenaria bambola che ha fatto la felicit di tante bambine e attraverso la quale nasceva e traluceva la vocazione inconscia della maternit? Le mie nipotine Pierfrancesca e Primarosa, l'una di undici anni, l'altra poco pi che dodicenne, sono rimaste del tutto insensibili alle pi belle bambole che la nonna aveva cercate. L'una, per primo giocattolo ha voluto un paio di pattini a rotelle; l'altra un minuscolo "frigidaire" per conservare pi a lungo gli omaggi offerti alla sua golosit.
L'altro giorno esse mi hanno nettamente dichiarato di rifiutare i loro prenomi perch troppo antiquati e di voler adottare un nome pi strombettante Jazz-Band! Jazz, l'una; Band, l'altra: Jazz-Band dei Duchi d'Arcore!
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ORGOGLIO.
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Jazz (ossia Pierfrancesca) mi ha comunicato che, quando sar grande, intende fare la danzatrice alla Baker o alla Pawlova. Band (vale a dire Primarosa) si dar invece al cinematografo.
Avendole chiesto il perch, mi son sentita rispondere: "Perch nel cinematografo si vive fra le pi belle donne e i pi bei giovani della terra".
Io mi domando come possano nelle loro testoline germogliare simili fantasie; dove possano apprendere certe frasi, certe battute, certe impressioni, certe definizioni.
Talvolta mi domando se sono io che, a causa dei miei anni, d interpretazioni esagerate al costume odierno, o se, viceversa, non esista effettivamente nel nuovo costume uno spostamento, un'incrinatura, vorrei dire di pi, una frattura della sensibilit; se sono io che noto nelle fanciulline appena decenni una espressione libera, una disinvoltura noncurante, quasi direi un cinismo della parola e del sentimento, o se effettivamente questo cinismo non esista in germe nelle loro piccole anime e non prepari domani non soltanto antispose o antimadri, ma anche antidonne.
Tornando alle mie nipotine, per esempio, sta di fatto che la casa di mio figlio  rigorosamente condotta; che la servit  selezionata, devota, educatissima; che l'istitutrice  una inglese d'un rigore e d'un puritanesimo dell'epoca d'Elisabetta; che a scuola non vanno, perch l'istruzione vien loro impartita a domicilio; che le amichette coetanee sono tutte ragazzine di ottime famiglie e d'eccellente carattere. Da qual parte, dunque, e per quale cagione questi due delicati fiori si sono, non soltanto nel nome, ma direi nell'essenza, trasformate in Jazz-Band? E ci non riguarda soltanto le mie nipotine, perch le loro stesse coetanee sono press'a poco nelle medesime condizioni d'intelligenza agghiacciante e di sensibilit "negrista". Non rimane che sperare nella misericordiosa onnipotenza del Signore.
Lei ha fatto il riassunto, Duchessa, della mia giovinezza.
Appunto perch tale so essere stata la tua educazione, io comprendo la tua ostilit alla legge naturale, religiosa e civile; ma non l'approvo e non la giustifico, e non gi per le solite ragioni d'ordine morale che le bacchettone pi o meno fuori circolazione possono sciorinare.
Le donne del nostro rango ricevono dalla Societ onori speciali, ma debbono anche sopportare determinati oneri: primo fra tutti, quello di assicurare la perpetuit dell'ordine dinastico a cui partecipano o del quale possono andare a far parte. Non esistono dinastie solo per assicurare la successione dei troni. Direi, anzi, che non meno importanti sono le grandi dinastie del Patriziato, della Industria, del Commercio, della Banca.
Vedo il signor Tarozzi sbarrar gli occhi a queste mie dichiarazioni.
Forse una povera donna come sono io, dice cose troppo trascendentali?
Al contrario, Duchessa, al contrario; vorrei che tutte le donne della migliore societ italiana fossero qui ad ascoltarla.
Oh, mi darebbero forse della vecchia incartapecorita e mi volterebbero le spalle.
Lorenza interviene.
Non credo, Duchessa. Certe cose non ce le hanno mai dette e, forse, erano precisamente quelle che avrebbero toccato, se non il nostro cuore o la nostra carne, certo il nostro orgoglio.
Appunto qui ti volevo, Lorenza.
Nelle nostre famiglie e nei nostri ordini, quando manchino gl'incentivi essenziali che provengono dall'anima o dai sensi, si pu sempre mettere in giuoco quella potente leva che si chiama l'orgoglio. Ed  per l'orgoglio che tutte le giovani donne le quali hanno per marito capi di grandi fabbriche, di grandi costruzioni, di grandi aziende, o discendenti di grandi nomi saliti in fama per le armi, per la nobilt, per il censo, debbono consacrarsi alla maternit. Esse hanno ricevuto da Dio la missione di perpetuare le forze imponderabili che sono racchiuse nella durata e nella estensione delle famiglie che detengono il comando.
Come tu sai, i d'Arcore sono originari della Maremma. La mia famiglia possiede laggi tenute vaste come regioni e redditizie quanto aurifere miniere.
Come avrebbe potuto tutto ci formarsi, accrescersi, divenire, (mi sono domandata pi volte) senza la fecondit delle donne del nostro casato?
Quando il giorno dell'Angelo, secondo antica tradizione, tutti i membri della famiglia d'Arcore, per volere del loro capostipite, si radunano in lieto convivio al Castello d'Ombrone, e l, intorno ai vecchi, siedono gli uomini maturi, i giovani, i bambini, financo quelli in fasce portati in collo dalle balie, e tutte le loro donne in successione, tu assisti a un quadro d'una potenza michelangiolesca e di una mistica bellezza.
Da quarant'anni io partecipo a questa agape famigliare. E la sera, quando ognuno riprende il suo cammino, per ridursi nella propria dimora che sta, magari, oltre i monti, talvolta oltre i mari, una dolce commozione mi pervade: quella sera io prego pi intensamente il Signore e lo ringrazio d'avermi fatta entrare in s mirabile famiglia, e d'aver permesso ch'io portassi la mia parte, pur modesta, di contributo.
Del resto, mia cara Lorenza, le grandi famiglie non sono soltanto le radici che tengono avvinte le grandi falde terriere. Le nostre maggiori industrie non sono forse nate e cresciute in potenza nella stessa guisa? Io sono una Sansovino, come tu sai. Non furono, i Sansovino, i fondatori dell'industria della seta e non crebbero, per due secoli, il numero delle loro filande in tutta la provincia di Como, col crescere e con l'estendersi della loro famiglia? Non ci fu un momento, nel massimo della traiettoria dei Sansovino, che essi erano cinquantadue famiglie ad esercire, sotto la direzione unicamente morale del vecchio nonagenario Gianfranco Sansovino, duecentottantasei filande? Quando mai l'industria serica italiana ebbe s alta potenza? E non fu allora che gli stabilimenti di tessitura fondti dai miei nonni e dai miei zii poterono rivaleggiare con i setifici di Francia e di Fiandra?
Si stupisce, signor Tarozzi, che io abbia a parlare di queste materie cos lontane e cos apparentemente stiche ai miei capelli bianchi? Ma, nella mia giovinezza, ho io stessa, sull'esempio e per volont paterna, diretta la mia filanda alla testa di cinquantadue operaie, mentre i miei fratelli viaggiavano per la Cina e per il Giappone, col mandati da mio padre a studiare i sistemi di produzione serica di quegli immensi e lontani paesi.
E i Conelli? E la potenza dei Conelli? La grandiosit dell'industria cotoniera, che in Lombardia ha la sua culla, non  dovuta forse alla inesausta e sana fecondit delle donne della loro famiglia? Il vecchissimo Conelli, che, come tu sai, Lorenza, faceva il merciaio ambulante, ebbe tre figli: questi tre figli si unirono per adattare in un cascinale il primo telaio meccanico. Ognuno prese moglie, ognuno ebbe figli. Il telaio si moltiplic; agli stabilimenti di tessitura si aggiunsero quelli di tintoria. Dieci anni or sono (ricordo ancora la celebrazione) i Conelli erano in quattordici famiglie con settantadue figli e cinquantadue cotonifici: i pi moderni, i pi redditizi d'Italia.
Ecco, Lorenza, quello che io intendo per "spirito dinastico". Ecco quello ch'io considero l'orgoglio delle donne del nostro tempo, dei nostri casati, del nostro grado sociale, quando manchi l'amore.
Il telefono interrompe.
Lorenza va all'apparecchio.
Proprio lei in persona, Eccellenza? Quanta cortesia, signor Prefetto! Pu mettere a mia disposizione uno dei suoi pi intelligenti funzionari di Pubblica Sicurezza? Oh, niente di grave. Si tratta di un ratto di... minorenne. Le dar domani i particolari, s'ella avr la bont di ricevermi... Alle undici? Benissimo. Grazie, Eccellenza, grazie infinite. A domani.
Lorenza ha il viso sfavillante di trionfo.
Li tengo.
Tarozzi  molto allarmato.
Che cosa intende fare, Marchesa?
Lo sapr domani. Posso calcolare sulla sua amicizia per la liberazione di Olinto dalle grinfie di quella scomunicata?
A sua intera disposizione.
Benissimo. Si tenga pronto a partire con me.
La Duchessa ha seguto con occhio quasi materno la mimica espressiva del volto di Lorenza e i moti esuberanti, quasi nervosi, della persona. La chiama vicino a s e le fa una piccola carezza con le piume del suo grande ventaglio.
Si direbbe le mormora che sei un pochino gelosa.
Lorenza bacia con tenerezza le mani della vecchia dama.
Accetto un altro aggettivo: un aggettivo del Novecento.
Quale?
"Orgogliosa".
Tarozzi si alza con effusione. Lorenza lo inchioda al divano con un indice minaccioso.
Vedremo fra poco se avr maggior potere il suo 107 o il mio 354!
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L'ARTICOLO 354.
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La camera da letto dell'appartamento che il marchese Olinto Baglia "e famiglia" occupano al Grand Htel di Capri non presenta, alle sette del mattino (il mattino successivo all'arrivo) segni di particolare gravit.
Olinto dorme pacificamente nel grande letto accanto alla "famiglia" che sta, senza gelosia del compagno, nelle braccia di Morfeo in dolce e profondo abbandono.
Olinto volge le spalle alla bella addormentata, noncurante delle rotonde braccia nude che Ramona esibisce: l'una inerte lungo il fianco, l'altra girata intorno al capo, secondo la formula ellenica insegnata da Isadora Duncan alle sue discepole per le ore di riposo che sono le pi pericolose all'estetica.
Olinto perde, del pari, la visione di altre forme, o, pi tecnicamente, di altri volumi, che le seriche coperte disegnano assai meglio d'un pittore cubista.
Nel resto della camera tutto  regolare.
Un esteta della scuola di Proust avrebbe una smorfia di molestia per la sedia che sta accanto al letto, vicina ad Olinto, e per gli abiti di lui giacenti alla rinfusa sulla sedia medesima.
Se Olinto fosse sveglio, potrebbe rispondere che egli stesso la sera innanzi s' trovato molto imbarazzato nel momento della sua svestizione, ma che, d'altra parte, non  possibile allorch si viaggia en partie fine, di portare con s il proprio cameriere, n si pu ad un tratto rimediare al trucco di un albergatore il quale pretestando l'enorme ressa dei forestieri, invece dell'appartamento richiesto due camere da letto, un salotto e due bagni ti assegna un'unica camera e bagno attiguo.
Un amoroso alla Gabriele Rossetti avrebbe cosparso di stupende ghirlande di rose le intercapedini banali di quell'ambiente, specie per nascondere l'orrendo offensivo mobiletto chiamato "comodino da notte", su cui invece Olinto ha deposto, senza alcun ordine e senza alcun riguardo estetico, portafoglio, orologio, monocolo, anelli, una borsa di tabacco, nonch una grossa pipa di spuma e d'ambra. Nonostante l'inglesissima marca: "Fashionable supersport", la pipa e la borsa emanano un aroma scarsamente afrodisiaco.
N Olinto, profondamente addormentato, pu rispondere che non sarebbe stato possibile disfarsi di quegli oggetti se non buttandoli sotto il letto o fuori della finestra, essendo tutte le altre superfici dei diversi mobili della stanza occupate dalle numerose appendici di Miss Underwood, cio valigie, valigette, borse, scatole, plaids, portombrelli, cappelliere, sciarpe, scialli, mantelli, canocchiali, macchine fotografiche, sino all'originale astuccio contenente un "saxofono", strumento rivelatore della passione musicale di Miss Underwood.
Alcuni colpi, bussati in crescendo alla porta, riescono a ripescare Olinto dal fondo del suo sonno e riportarlo alla superficie.
Chi ? grida sollevandosi a mezzo il letto e stropicciandosi gli occhi.
Un telegramma.
Un telegramma?
 diretto "Onorevole marchese Olinto Baglia".
Olinto risponde con un semigrugnito:
Un momento.
Si volta verso la sua compagna che nulla ha udito e continua a dormire; infila il pijama, scende dal letto con precauzione e va ad aprire tirando la porta a s:
Mettete il telegramma sul tavolino.
Mentre Olinto dietro la porta crede che il suo ordine sia stato eseguito e fa per richiudere, si trova ad un tratto la camera invasa da quattro sconosciuti.
Il marchese onorevole Olinto Baglia? chiede l'uno di essi.
Olinto suppone di dormire e sognare, e di nuovo si stropiccia pi vigorosamente la faccia; ma il suo gesto chiarificatore  prevenuto da una abbacinante ondata di luce elettrica che uno degli sconosciuti fa sprizzare dal lampadario con un giro dell'interruttore.
Sull'addome autorevole di colui che aveva poc'anzi parlato, Olinto scorge dall'apertura del dorsay una fascia tricolore.
Il marchese Olinto Baglia  lei? ridomanda l'addome.
Sono io risponde Olinto con voce spiritica.
Mi dispiace, signor Marchese, di averla disturbata. Forse lei dormiva ancora?
Infatti dice Olinto indicando con un gesto probatorio il letto.
Le domando perdono, signor Marchese: io non sono che un semplice esecutore d'ordini. Ecco la mia tessera di riconoscimento: Cavaliere Jovine, commissario di Pubblica Sicurezza alle dirette dipendenze di S. E. il prefetto di Roma.
E che cosa c'entro io?
Questo  un mandato d'arresto.
Un mandato d'arresto?
Olinto guarda le belle braccia di Ramona e gli altri "volumi" che giacciono immobili. Egli non pu far a meno di pensare che il sonno di Miss Underwood dev'essere ben innocente, se pu continuare nell'atmosfera di dramma che comincia ad alitare nella camera.
Mandato d'arresto continua il commissario "sub conditione". I signori qui presenti sono agenti, incaricati di compiere, prima di tutto una constatazione.
Una constatazione?
La persona che s'intravvede laggi sotto le coltri fa parte, suppongo, della sua famiglia?
Infatti, infatti.... Della famiglia, proprio no.  una persona molto amica della nostra famiglia, molto amica....
Il sesso di quella persona, signor Marchese?
Mi pare che si veda dal viso, dalle braccia, dall'insieme.
Sesso femminile?
Femminile, femminilissimo.
La legge m'imporrebbe qualche controllo; ma, per deferenza a lei e alla persona amica della sua famiglia me ne asterr.
A queste parole, Miss Ramona, con aria pi arruffata dei suoi capelli:
Chi ? Quanta gente! Chi sono?
Olinto le si fa premurosamente incontro:
Niente; tranquillzzati, cara; sono signori della Polizia.
Della Polizia? Della Polizia vera?
Olinto non afferra la domanda, e, poich Ramona, indifferente alla presenza dei quattro sconosciuti, sta scostando le coperte per alzarsi, cos Olinto la trattiene e le rimbocca le coltri.
Il cavalier Jovine si avanza:
Non abbia alcun timore, signorina. Nessuno vuol farle male. Noi dobbiamo constatare in nome della legge, a termini dell'articolo 354 del Codice penale, che il signor marchese onorevole Olinto Baglia giace, o per meglio dire, giaceva, in condizione d'inequivocabile interpretazione, in un talamo che non  il proprio, e in compagnia di una persona che non  quella della propria legittima consorte.
Miss Ramona si alza a sedere.
Lei sa come mi chiamo, signor funzionario? domanda con voce di inatteso divertimento.
S, lei  la signorina Ramona Underwood di Houston, Texas, Stati Uniti d'America, d'anni trenta. Ella, del resto, deve avere il suo passaporto. Vuol favorirmelo?
Invece di rispondere, Miss Underdwood si butta col capo all'indietro, ridendo clamorosamente:
 proprio la Polizia vera. Ah, come mi diverto!
Olinto trova semplicemente assurda la situazione e l'ilarit.
Ed ora? domanda al commissario.
Aspetto istruzioni dalla signora Marchesa.
Da mia moglie?
Precisamente: da me!
Lorenza Baglia, in abito "tailleur" blu aviazione, con un piccolo bastoncino di bamb, appare nel rettangolo della porta.
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CAPRI-ROMA IN VOLO.
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La Marchesa ha nella voce e nella persona la freschezza che hanno i bimbi appena alzati.
Cavalier Jovine, ha fatto conoscere agli adlteri il disposto dell'articolo 354?
Olinto  annichilito, buio, ostile.
Lo conosco gi.
Miss Underwood estrae di nuovo la testa dalle coltri e la rialza sui cuscini, per guardare il nuovo personaggio.
Sei tu, Lorenza? Buon giorno! Anche tu qui?
Ti stupisce?
No. Tutto quello che accade mi sembra non vero e mi diverte immensamente. Mi pare come nel cinematografo.
Ramona, non sarebbe donna se, in presenza di una rivale, non avvertisse immediatamente la necessit di ritoccare il proprio viso per portarlo all'altezza della situazione.
Cos, prende dal comodino la sua trousse doviziosamente fornita di lapis rossi, rosa, azzurri, violetti e grigi con i quali, in un batter d'occhio, consultando di tanto in tanto uno specchietto, si fa un viso da vetrina; con stupore e gaudio dei tre agenti di Pubblica Sicurezza che, nell'esercizio pittorico di Ramona, hanno modo di sbirciare cose che biblicamente, secondo una definizione salomonica, si chiamerebbero "caprioletti gemelli".
Lorenza  aerea:
Ripeta, dunque, cavaliere, al delinquente e al suo correo: "arresto immediato con un minimo di tre mesi a un massimo di tre anni di detenzione".
Miss Underwood si ributta all'indietro, ridendo a folate.
Olinto tiene alta la fronte.
Ricordo al signor commissario che egli si trova in presenza d'un rappresentante della Nazione e che c' l'immunit parlamentare.
Mi dispiace dover contraddire il signor Marchese: quando c' la flagranza cade l'immunit.
Olinto, che si era seduto ai piedi del letto, scivola in avanti per l'emozione e quasi cade.
Seccato dell'incidente, forse anche dalla brutta figura fatta come legislatore, nonch dalla cattiva notizia, diventa bisbetico e arrogante:
Che cosa facciamo allora?
Prima di tutto, dice Lorenza rivolta al commissario, credo che i suoi agenti possano uscire, e attendere ordini alla porta dell'albergo.
Gli uomini escono, lanciando lunghe occhiate a miss Undervood che ha ripreso, indifferente, la sua toilette.
Poi, riprende Lorenza con una voce che sembra fatta apposta per recitare il Canzoniere di Francesco Petrarca il marchese Baglia potr finire di vestirsi.
Olinto si slancia sul mucchio dei suoi abiti; ma  stordito, sbandato e compie una serie di "lapsus".
Lorenza, inalterabile, trasmette alla punta del bastoncino la sua limpidezza e indica ad Olinto la successione degli indumenti che deve indossare Prima le calze. Chiudere quella giarrettiera. Quella  la scarpa destra. Le bretelle sono alla rovescia. Non importa cercare un altro colletto; quello di ieri sera va benissimo. No: prima il gilet. Il portafoglio sta sul comodino. La pipa la puoi lasciare. Forse Miss Underwood la serber come ricordo di Capri. Ecco: Sei pronto?
Olinto  automatizzato:
Prontissimo.
Ti manca niente?
Niente.
Vuoi presentare i tuoi omaggi a madamigella?
Miss Underwood  nel frattempo balzata dal letto per passare nel gabinetto da bagno.
Lorenza picchia alla porta con alcuni colpetti del suo bamb.
Ramona, mio marito ti saluta. No, non t'incomodare a riaprire. Hai niente da dire?
La voce di miss Underwood, tra uno scrosciare di acque immesse nella vasca:
Sei in collera con me?
Mi pare di darti la prova opposta.
Sono venuta qui con tuo marito perch credevo che tu volessi disfarti di lui; ecco tutto. Tientelo pure. Per me c' tanta altra gente.
Olinto fa per aprire bocca, ma il bastoncino di Lorenza indica perentorio la porta.
Commissario, la nostra missione  per il momento finita. Vuol avere l'amabilit di seguirci?
Dove andiamo? chiede Olinto che ha la sensazione d'uscire da una paurosa caverna.
A casa.
A casa, dove?
A casa nostra; a Roma.
Non in prigione?
Per questa volta, no. Ma sar bene che tu non dimentichi, n ora n mai, il verbale steso dal cavalier Jovine, verbale che consegno al nostro notaio. Eccolo qui.
Tarozzi attende all'esterno dell'albergo e si fa incontro a Olinto con emozione.
Dio sia lodato! Tutto  dunque finito bene!
Parrebbe di s. Anche tu fai parte della spedizione di soccorso?
Potresti dire "della spedizione di liberazione".
Il gruppo, seguito a distanza dai tre agenti,  giunto cos alla Piccola Marina dov' ormeggiato l'idrovolante.
La piccola folla che sta sulla spiaggia si scosta. Lorenza salta sveltamente in una barca, seguta da Tarozzi che con la mano regge Olinto per aiutarlo.
Dove mi conducete?
Ora vedrai.
Con poche vogate, la barca raggiunge l'idrovolante, che Olinto, preso nel turbine di tanti avvenimenti, non ha veduto.
Grandi saluti del comandante Piccili, intento a sorvegliare lo scioglimento degli ormeggi.
In aeroplano? Siete venuti in aeroplano!?
Olinto  sbigottito.
Stamattina. Da Ostia. Un'ora e un quarto. Sono le nove. Alle undici, saremo al tuo palazzo. Lascia prima imbarcare gli agenti e il commissario. Noi prenderemo posto nei seggiolini anteriori.
Come? Anch'io in aeroplano? Io non ho mai volato.
Anch'io non avevo mai volato. Ma per te stamane ho fatto pure questo. Con tua moglie non si scherza.
Il comandante Piccili  gi al posto di comando a sinistra, Lorenza si assesta in quello di destra.
Pronti? grida Piccili.
Pronti, risponde Lorenza.
Un rombo dilaniante straccia la testa di Olinto.
Quand'egli pu padroneggiare la sensazione apocalittica che lo invade e apre gli occhi, l'idrovolante  gi alto sul mare.
Olinto vede sua moglie che manovra con sicurezza le leve.
La guarda a lungo con gli occhi umidi, slargati, intontiti, come un bue guarda il passaggio saettante di un treno.
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PUERILIT.
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Fra gli sfaccendati e le pettegole del gran mondo romano,  stata molto commentata la nascita di una bambina in casa Baglia, nonch la fastosa cerimonia del battesimo a cui ha partecipato tutta Roma.
Del pari ha avuto l'onore di molti e svariati sussurri la notizia della nomina dell'onorevole marchese Olinto Baglia a relatore sul progetto di legge per la "ricerca della paternit".
Tarozzi, che ha la sua morale, s'irrita di tante allusioni: Tutta questa gentarella puerile non capisce che lo Stato ha bisogno prima di tutto di nascite. Il pi importante dunque  che i figli vengano e siano sani e numerosi!
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FINE.